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4 Febbraio 2017

La città incantata (Hayao Miyazaki)

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E ritorniamo su queste pagine, dopo l’appuntamento speciale della scorsa settimana, con una recensione a cui tengo davvero molto. Scoprii questo artista e le sue opere un po’ per caso, e da quel momento non me ne separai più. Da poco tempo è stato il suo compleanno e Philmosophy decide di festeggiare assieme a lui questo giorno lieto per il cinema mondiale. Con un po’ di ritardo, ma i ritardi sono dovuti alla sua magnificenza, parleremo oggi del Maestro dell’animazione mondiale e di un suo film del 2001. Di Hayao Miyazaki Sensei: La Città Incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi).


Chihiro è una bambina di 10 anni e sta traslocando coi suoi genitori in un’altra città quando il padre della bambina prende la strada sbagliata e raggiunge un tunnel. Nonostante la figlia non desideri proseguire, i genitori si addentrano nel cunicolo sbucando in una radura con delle case. Pensando di aver trovato un parco divertimenti abbandonato il padre si addentra nel complesso per visitarlo, seguito dalla moglie e, a malincuore, da Chihiro. I tre superano il letto di un fiume in secca e si trovano in una città composta interamente da ristoranti e locali, e su un bancone trovano un ricco buffet. I genitori si siedono e cominciano a mangiare, pensando di pagare quando si mostrerà qualcuno. Chihiro intanto esplora la zona e trova un grande complesso di bagni pubblici. Un giovane ragazzo, Haku, le ordina di andarsene, ma tornando indietro la bambina scopre che i genitori sono diventati maiali e che non riesce ad attraversare il fiume ormai in piena.


Non ci saranno spoiler di alcun tipo, perché tengo talmente tanto a questa opera che quasi mi sento in disagio nel commentarla. Andremo solo a toccare qualche punto tecnico e contenutistico, nulla di più: il resto spetta a voi nel guardarlo.

La Città Incantata si presenta a noi con il classico stile di Miyazaki, succulento e barocco, catturando la nostra attenzione fin dai primi istanti. I contenuti sono adatti, davvero, ad un pubblico molto eterogeneo. Ci sono spunti adatti a dei bimbi e spunti adatti agli adulti. Non mancano, poi, momenti divertenti e momenti tristi, bui e capricciosi. Quel che rimane, per tutto l’arco narrativo, è l’assoluta lucidità del narratore: non solo ci vuole portare a passeggio nel suo mondo, ma vuole anche farcelo annusare, assaggiare, toccare, respirare. La Città Incantata è un film da sentire nell’anima, perché solo così potremmo carpire quei messaggi così abilmente velati da renderli impercettibili a degli occhi distratti e troppo veloci nel loro balzare in avanti con lo sguardo.

C’è molta psicologia fra i disegni, accompagnata da una buona ventata di filosofia morale. V’è anche, ovviamente, un lieve approccio politico-economico-sociale, ma di per sé è il film stesso che ne è intriso fino al midollo. Miyazaki mette tutto se stesso nei suoi disegni e, questi de La Città Incantata, sono meravigliosamente reali.

Una vita piena di farraginose ipocrisie, zeppa di false priorità e ricolma di egoismo, porta alla trasformazione dell’essere in un qualcosa che non è più quello che era. E, badate bene, non è ragionamento spiccio, perché nel film troverete tutti i passaggi necessari per compiere questo viaggio in avanti ed all’indietro.

La Città Incantata è una pellicola di uno spessore elevatissimo, talmente alta da essere rilegata a “cinema per bambini”. Guardatela e ne rimarrete affascinati, ancor di più se riuscirete, già dai primi minuti – e magari anche con un po’ di fatica – ad immedesimarvi nel racconto, astraendovi dal contesto vitae che vi è attorno.

Non posso far altro che concludere questa breve chiacchierata, raccomandandovi “La Città Incantata” con tutto me stesso e, perché no, l’intera filmografia di Hayao Miyazaki.

1 Febbraio 2017

CIRCOLO ISLAND – APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DELL’11 FEBBRAIO

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Condividiamo l’appello del Circolo Island per la manifestazione che si terrà l’11 febbraio.

La manifestazione, ricordiamo, nasce a seguito della notifica di sfratto ai danni del circolo, manovra in linea con l’attuale tendenza dell’amministrazione di privare la città di qualsiasi esperienza di aggregazione e socialità dal basso.

Di seguito il comunicato.

Vogliamo ringraziare tutti e tutte per la partecipazione e la solidarietà che è stata espressa attraverso le assemblee e i social network. In tanti, gruppi, associazioni, singolarità hanno inviato comunicati, firmato la petizione on line, condiviso sui social i nostri appelli. In tanti hanno partecipato alle assemblee proponendo nuove iniziative musicali, nuovi laboratori teatrali, nuovi workshop e mostre.

La reazione espressa ci dimostra che esiste una città solidale, c’è una rete di solidarietà viva, c’è il bisogno di tornare ad esperienze di partecipazione ed auto-organizzazione sociale per trasformare una città che è governata contro i nostri bisogni.

La risposta allo sfratto notificato al Circolo Arci Island deve essere una risposta costruttiva in grado di creare insieme una potenza collettiva, un modo diverso di abitare il mondo attraverso un modello culturale e sociale dal basso.

La questione di quale città vogliamo non può essere separata da altre questioni: che tipo di persone vogliamo essere, che rapporti sociali cerchiamo, che relazione vogliamo intrecciare con la natura, che stile di vita desideriamo, che valori estetici riteniamo nostri.

Molte volte ascoltiamo inviti a “riprendersi Perugia”: questo per noi non significa né cacciare gli “stranieri” né militarizzare il territorio. Riprendersi la Città vuol dire ricominciare a vivere i suoi luoghi collettivi, uscire di nuovo per strada, smettere di rifugiarsi nei centri commerciali. Si tratta di riappropriarsi e di reinventare collettivamente gli spazi urbani, trasformandoli in incubatori di pratiche solidali e non mercificate ed è in questo senso che abbiamo deciso tutti e tutte insieme di rilanciare la mobilitazione.

Cominceremo scendendo in piazza sabato 11 Febbraio p.v. con un corteo che partirà dalla sede del Circolo Island in Via Magno Magnini e percorrerà le strade del quartiere di Madonna Alta fino ad arrivare alla stazione di Fontivegge: quelle zone che l’amministrazione ci indica come degradate e da riqualificare attraverso investimenti di milioni di euro che renderanno la città più “vivibile” e “decorosa”. Vogliamo dimostrare che non ci sono zone da riqualificare, ma solo la volontà di emarginare sempre di più una fetta di cittadinanza che, per le proprie caratteristiche, non merita nemmeno di gravitare intorno al centro storico della città e che dovrà spostarsi sempre di più in periferia per lasciar spazio alla città smart, quella fatta su misura per chi se la può permettere.

Intendiamo perciò appellarci a tutte le realtà che ci hanno mostrato sostegno in questi giorni ed a tutte quelle persone che credono ci sia una città migliore di quella fatta di cemento e speculazioni, da potere costruire tutte e tutti insieme.

Chi volesse dare il proprio contributo per l’organizzazione della giornata di manifestazione pubblica è invitato all’ assemblea organizzativa del Lunedi. Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia!

29 Gennaio 2017

Riphagen (Pieter Kuijpers)

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Con un saluto galante ed un levarsi il cappello, torno in punta di piedi sul pulpito di Philmosophy. E con una puntata speciale. Il 27 gennaio è stato il Giorno della memoria, e per omaggiare tal ricordo, abbiamo deciso di proporvi un appuntamento domenicale e di assoluta riflessione. Quest’oggi porgo sul ripiano un film passato quasi in sordina, distribuito sottilmente, ma reso al grande pubblico dalla piattaforma Netflix. Quest’oggi parliamo di una pellicola che mi ha commosso ed ha lasciato il suo graffio nella mia mente: Riphagen, di Pieter Kuijpers.


La trama è molto semplice. Questo è un film biografico di Bernardus Andreas (Dries) Riphagen, criminale tedesco che collaborò con gli uomini di Hitler nell’eccidio ebreo. Non aggiungo nulla della sua biografia, che potrete trovare completa su wikipedia, perché altrimenti rovinerei il gusto della visione, ma posso senz’altro aggiungere qualche particolare “artistico”.

Il film si veste d’intrigo, fin dall’inizio, permettendo allo spettatore, magari anche ignaro della biografia del Riphagen, d’immedesimarsi e di perdersi in un continuo andirivieni di informazioni, soggiogamenti, promesse ed astute menzogne. Ed in questo tamburellante eterno ritorno della libertà scambiata per la costrizione dei propri diritti civili opera Riphagen che, nella sua fredda ed accogliente maniera, soggioga lo spettatore in un caldo e raggelante abbraccio spinoso. Non sai mai cosa accadrà dopo, non sai chi sia il buono e chi sia il cattivo. Tutto è avvincente e niente è scontato. Tutto è così reale da sembrare irrealmente reale.

Tecnicamente il film regge la distanza, non annoiando quasi mai e non permette rimpianti di trama: o la segui, o ti perdi clamorosamente. Soprattutto nel grande intreccio centrale. Non è sempre facile essere vigili, ma Riphagen necessita di pensiero ed il pensiero necessita di concentrazione. Gli ambienti sono ben ricostruiti, così come il periodo storico, la pressione mediatica ed il clima mortalmente seducente.

Riphagen è un film che ti graffia l’anima e ti corrode i sentimenti. Lascia un segno; ed è questo quello che deve fare un film, no? Lasciare un segno di sé.

16 Dicembre 2016

CSA Ex Mattatoio – una storia infinita

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Il Centro Sociale Ex Mattatoio risponde al ricatto della giunta comunale


Dopo sedici anni di attività politica e sociale svolta in città, il Centro Sociale Ex Mattatoio si ritrova ad affrontare uno sgombero per volontà dell’amministrazione comunale. E’ una storia lunga quella del centro sociale, nata nel 2000 con la bellissima esperienza di occupazione della “Scoletta”, un’occupazione vissuta, partecipata, in cui tanti e tante hanno messo in condivisione esperienze, saperi, lotte e socialità alternativa.

L’impatto sulla città è stato talmente significativo che l’amministrazione comunale di allora non ha potuto che prenderne atto con l’assegnazione dello spazio dell’ Ex Mattatoio di Ponte San Giovanni a* occupant*. Sono seguiti anni di iniziative politiche, culturali, laboratori, produzione di musica indipendente, socialità non mercificata e liberata. Questa non è che una minima parte di come in questi anni abbiamo praticato la nostra idea di società meticcia, femminista, queer e antifascista.

Con l’arrivo della giunta Romizi, la già annunciata minaccia di sgombero si è tradotta in una vera e propria ingiunzione alla quale abbiamo risposto con numerose e partecipate iniziative in città. Ne è nata una trattativa che si è rivelata essere un vero e proprio ricatto.

Se, infatti, sull’intero mondo dell’associazionismo piovono richieste d’affitti per poter conservare gli spazi già assegnati, solo sull’Ex Mattatoio grava la scure di un pagamento retroattivo che ammonta a 21.000 euro. È a dir poco paradossale che una generazione di attivist* e di precar* si trovi adesso indebitata con questa amministrazione comunale per avere svolto, a titolo gratuito, una quantità di lavoro sociale e culturale, sottraendo uno spazio all’abbandono ed ai topi. Questa è la risposta di una nuova classe politica “affamata” e bramosa di entrare nel business della gestione amministrativa della città e del suo patrimonio immobiliare. Attraverso le retoriche del “Pareggio di bilancio” e “trasparenza” si vuole in realtà imporre una riorganizzazione disciplinare dell’intero spazio produttivo urbano. D’altra parte l’indebitamento è al centro di un rapporto di potere in cui l’attuale capitalismo cattura il valore espresso dall’intero corpo sociale, dalla vita delle persone e dalla loro cooperazione produttiva.

Quella di questa amministrazione non è altro che arroganza da usurai, al loro becero tentativo di cancellare da questa città ogni forma di organizzazione dal basso e riappropriazione risponderemo con la nostra costante presenza. Non e’ chiudendo quattro mura che ci fermeranno, saremo nelle strade e nelle piazze con assemblee, incontri fuori norma, favolose e indecorose iniziative.

SAREMO OVUNQUE in città per augurare alla giunta un NATALE ANTI AUSTERITY e un NUOVO ANNO RIBELLE.

COME PRIMA
PIU’ DI PRIMA
LOTTERO’

Centro Sociale Ex Mattatoio
…to be continued

1 Dicembre 2016

#PGNONSIVENDE | REPORT WORKSHOP “CHE GENERE DI CITTA'”

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#PGNONSIVENDE Report workshop “Che genere di città”

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