FELICITAZIONI! quando nasce una fanzine
Tremore, una zine nata dalle menti di Lautoradio, Espressioni Impressioni e MA Project. Transfemminismo, forma e sostanza; alcune riflessioni della redazione di Tremore.
Niente di nuovo; eppure è proprio questa la controtendenza. Contro la spasmodica e performante ricerca della originalità in un mercato, quello dell’editoria in generale oramai saturo, la fanzine si inserisce in una precisa tradizione che, come sempre, passa prima da una esigenza:
come uno spasmo involontario, è figlio di una necessità primigenia: l’espressione creativa, libera, impulsiva. Un raptus
Forma e contenuto si mescolano necessariamente. Le stesse persone che curano la zine fanno parte di collettivi artistici e dello spazio db180 dove si fanno assemblee, iniziative e dove c’è una radio* (*Lautoradio, a proposito: 12 dalla parte del torto); gli strumenti per comunicare quindi non mancano ma evidentemente c’è bisogno di ancora più spazio (come piace dire a qualcun di noi) e quindi un piccolo foglio spiegazzato diventa un nuovo canale di espressione che è in grado di tenere unite immagini, poesie, politica, vignette e scritti. Poi la forma, ma non nel senso di arte grafica fine a se stessa – che noia le fanzine e le riviste che sgomitano per avere l’apparato grafico migliore – ma il formato agile e cartaceo pensato da distribuire durante i cortei o lasciare per strada e negli spazi sociali:
…un mezzo di espressione e diffusione cartaceo, in un mondo in cui il digitale ci frigge letteralmente il cervello.
La fanzine nasce come risposta analogica alla bulimia di contenuti digitali che ogni giorno ci
travolge da ogni lato, passando per tutti i canali possibili — soprattutto quello che ci portiamo
in tasca come fosse un santino: il cellulare.
Scegliere un mezzo “fisico” è per noi un tentativo di rimettere al centro un rapporto più
concreto con l’informazione e con la lettura. Anche il layout va in questa direzione: pagine
ruotate, capovolte, specchiate — per costringere chi legge a muoversi, a interagire, a vivere
la lettura come qualcosa di attivo, quasi corporeo. L’opposto del doomscrolling passivo da
smartphone.
A livello di contenuti, la fanzine è un prodotto dal basso, a costo zero, che vuole dare spazio
e voce a realtà amiche che si muovono nella stessa direzione (DB180, Lautoradio, Ma
Project…). Si mescolano temi più strutturali, legati ai contesti in cui queste realtà operano, e
temi più legati all’attualità.
Dentro ci trovate un po’ di tutto: approfondimenti, ma anche fumetti, grafiche, foto e
produzione artistica in generale.
Non vogliamo però che resti un contenitore chiuso: ogni numero lancia il tema del mese
successivo e invita chi legge a partecipare, con idee, testi, immagini.
Se vi va di entrare dentro questo flusso, scriveteci: tremorezine@gmail.com
Il numero zero si intitola LOTTO MARZO, è uscita l’otto marzo ed è stata distribuita durante lo sciopero transfemminista del lunedi. Dentro la zine un articolo: Il transfemminismo come unica via.
Tremore è nato volutamente l’8 marzo 2026, una data ben precisa. Quando abbiamo deciso
che tema dare al primo numero della zine non c’è stato nemmeno bisogno di parlarne, di
dirlo ad alta voce, è venuto da sé. Il tema del primo numero – se proprio lo vogliamo
circoscrivere a una parola – non è nemmeno “transfemminismo”, ma 8 marzo. L’8 marzo è
una finestra sull’intersezionalità. Già solo il fatto che si tratti di una giornata contro la
violenza di genere e patriarcale basterebbe a spiegare l’intersezionalità della giornata,
perché come detto nell’articolo “Il transfemminismo come unica via”, la violenza patriarcale è
la matrice comune a tutti i tipi di oppressione.
L’8 marzo è anche una giornata di sciopero, quella che viene chiamata la “quarta ondata” di
(trans)femminismo si è riappropriata di uno strumento prettamente sindacale – lo sciopero
appunto – e lo ha riletto, attualizzandolo. Si parla infatti di sciopero dal lavoro salariato, ma
anche e forse soprattutto da quello di cura e da quello riproduttivo.
L’8 marzo transfemminista porta in piazza tutte le soggettività oppresse e marginalizzate,
costringe l’eteronormatività e l’uomo bianco cis a mettere in discussione la propria posizione
e i propri privilegi. Uomo bianco cis che è anche lui vittima del sistema patriarcale, e che se
non riesce a riconoscerlo, a riconoscersi nelle rivendicazioni del movimento transfemminista,
ne resterà sempre soggiogato a sua insaputa.
Quando diciamo che il transfemminismo è l’unica via, è perché non si può guardare
all’oppressione delle donne senza tener conto che da ogni tipo di oppressione ne può
scaturire sempre ALMENO un’altra: donna nera, donna precaria, donna nera precaria,
donna trans, donna trans precaria nera, donna lesbica, donna lesbica povera, donna lesbica
queer e in guerra, donna disabile precaria… e potremmo andare avanti, senza mai essere
del tutto esaustiv*. Il movimento transfemminista, partendo dalla rivoluzione del concetto di
cura e dalla rivalutazione della forza dell’amore e della rabbia, che si alimentano a vicenda,
mette da sempre insieme le soggettività oppresse, riconoscendo che nessun* può essere
davvero liber* finché qualcun altr* sarà oppress*. Possiamo pensare al Pride di Londra del
1985 ad esempio, che vide la partecipazione massiccia di una delegazione di minatori, dopo
un percorso di co-costruzione di lotte proposto da un gruppo di militanti queer; possiamo
pensare a persone militanti come Marsha P. Johnson, che si scontrò con il femminismo
bianco borghese per unire la lotta di identità di genere, di classe, e quella contro il razzismo.
Gli esempi sono infiniti. Quando è andata persa la capacità di unire le lotte? Disgregare le
lotte e le rivendicazioni vuol dire far vincere l’oppressore, cedere all’idea del “c’è qualcosa di
più importante e qualcosa di meno importante”.
E in un momento storico che continua a creare sempre più livelli di oppressione, non
possiamo che guardarci, riconoscerci, e unirci. Con amore, e rabbia.
Questa esigenza espressiva e comunicativa viene innanzitutto da una visione complessiva del mondo, ma si inserisce anche, anzi per meglio dire fa parte, del tessuto politico cittadino, di quei movimenti dal basso che riempiono le strade e organizzano la moderna resistenza. Tant’è che il prossimo numero – il numero 1 nella numerazione ufficiale che uscirà ad aprile – sarà dedicato al tema della liberazione.
La scelta è ovviamente legata al 25 Aprile, una data a cui siamo tutte e tutti profondamente
legati. Ma, nello spirito della fanzine, vogliamo allargare lo sguardo e aprire una riflessione
più ampia su cosa significhi davvero liberazione oggi.
In un momento storico segnato da precarietà, erosione dei diritti, guerre, capitalismo sempre
più aggressivo e crisi energetica e ambientale, sentiamo il bisogno di fermarci e chiederci:
cosa vuol dire essere liberi? Da cosa dovremmo liberarci? E cosa rappresenta, a livello
personale e collettivo, la liberazione?
L’invito è quello di prenderla in modo aperto, anche intimo, anche contraddittorio — e di
restituirla con i vostri linguaggi.
Tremore è uno spazio aperto: tremorezine@gmail.com è la mail dove inviare contributi. Oppure becchi direttamente le/i compagne/i e ci parli.