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23 Aprile 2014

PRESERVATIVO

Lo sai che…

Il metodo anticoncezionale più antico e diffuso nel mondo è il preservativo.

Se ne hanno tracce già nel 1500, ma è dal 1916 circa che inizia la grande produzione e diffusione. L’idea si attribuisce a tale Julius Fromm che inizia a produrre preservativi per combattere la diffusione di malattie veneree durante la guerra.

Il profilattico, infatti, oltre ad essere utilizzato come anticoncezionale, quindi per evitare gravidanze non desiderate, è l’unico contraccettivo che protegge dal rischio di contagio da malattie a trasmissione sessuale (MST).

Esistono ormai diversi tipi di preservativi per forma, gusti e marche.

Ormai li puoi trovare ovunque: nelle farmacie, nei supermercati, nei sexy shop, nei distributori H24.

È importante usarlo SEMPRE e correttamente.

Prima di usarlo:

  • controlla data di scadenza,
  • conservalo in un luogo fresco e asciutto lontano da fonti di calore,
  • evita di tenerlo in macchina, portafoglio o borsa nei mesi caldi,
  • una volta aperto usalo subito,
  • fai attenzione a non romperlo o danneggiarlo con unghie, piercing, anelli, cerniere, fibbie.

Il preservativo va usato sul pene eretto prima del contatto, perché ci potrebbero essere perdite di sperma anche prima dell’eiaculazione rischiando il contagio di virus che possono essere causa di malattie a trasmissione sessuale.

Per facilitare l’uso del preservativo usa lubrificanti a base acquosa.

Soprattutto nei rapporti anali, potrebbe esserci il rischio di danneggiarlo e quindi è importante utilizzare lubrificanti acquosi.

Quelli a base oleosa o alcolica, come vasellina o creme, sono SCONSIGLIATI perché potrebbero far rompere il preservativo nell’attrito.

Dopo il rapporto fai attenzione a sfilare il preservativo prima della conclusione dell’erezione tenendolo ben saldo l’estremità del profilattico. Una volta sfilato controlla che non ci siano strappi.

18 Aprile 2014

La storia del biliardino – parte 2

Dopo avere raccontato della nascita del biliardino, eccomi qua pronto per raccontare la storia del biliardino del centro sociale.

E’ una storia che nasce quattordici anni fa quando, in seguito all’occupazione di una ex scuola, nasce il centro sociale “La skoletta” e, dopo pochi giorni, compare dal nulla il nostro.

All’epoca era molto diverso da come lo vediamo ora: funzionava a gettoni, che venivano conservati in un bicchiere di carta sulla sponda sopra uno dei due portieri. La cosa era molto scomoda perché quando finivano bisognava aprirlo e recuperare tutti i gettoni. In più, scendevano tutte e dieci le palline quindi nessuno si preoccupava se ogni tanto una o due si perdevano per ore, giorni, mesi o per sempre.

Fu in quel periodo che il futuro presidente disse basta e coadiuvato da personale tecnico altamente specializzato tolse il meccanismo “a gettone”, facendo sì che ad ogni gol la pallina riscendesse da sola per essere nuovamente giocata.

Nel 2003 ci fu il trasferimento nel posto nuovo, un ex mattatoio, e il nostro fu ovviamente portato con noi, anche se non era minimamente conscio di ciò che lo aspettava, e cioè un decennio di perversione fatto di violenza, droga, alcol e sesso.

Per prima arrivò la violenza: un bruto che ascoltava musica brutta venne a giocare e preso dalla foga ne ruppe un pezzo, per la precisione il cerchio dove scorrono le aste. Il danno fu rimesso a posto dal violento stesso il giorno dopo, ma oramai capii subito che i segni sarebbero restati per sempre e che quella non sarebbe stata che la prima di molte altre volte. Avevo ragione e molte altre volte il biliardino ha subito violenze inaccettabili, come decapitazioni o fratture agli arti, dove solo in alcuni casi siamo riusciti a rimediare.

In un secondo momento arrivò la droga. Cadde nel baratro delle feste techno con tutto quello che ne consegue, anche se devo dire che mi ha sempre stupito il fatto che la gente ci volesse giocare pure nel delirio di serate con centinaia di persone. Non sappiamo bene che cosa ha assunto negli anni, ma sappiamo che alla fine come tutte le storie di redenzione qualcosa cambiò.

Considerevole anche l’assunzione di alcol da parte del nostro biliardino grazie a bicchieri e bottiglie incustoditi e lasciati cadere nel campo da gioco e all’interno dello stesso, rendendolo sempre più inagibile.

Sul sesso non ci soffermiamo, e non per pudicizia, ma per scarsità di informazioni al riguardo. Tuttavia non escludiamo l’utilizzo del nostro biliardino per “conoscenze bibliche”.

Il percorso di recupero del nostro inizia in un giorno di settembre di due o tre anni fa, non ricordo bene la data, ma non è questo il punto. Sapienti mani piene di amore lo hanno smontato e ripulito da cima a fondo, e lo hanno fatto tornare al suo antico splendore, facendolo tornare ad essere “Il Biliardino Del Centro Sociale”.

Il Presidente

 

15 Aprile 2014

CONTRACCEZIONE

Sai quali sono i principali metodi contraccettivi?

Quali sono i pro e i contro?

E soprattutto, se e quando ci proteggono dalle malattie sessualmente trasmissibili (MST)?

Andiamo a vederli nel dettaglio:

IL PROFILATTICO

fem cond

E’ l’unico che ti protegge da due rischi: gravidanza e malattie sessualmente trasmissibili (MST) e va utilizzato fin dall’inizio del rapporto. A parte il comune condom,
non tutt@ conoscono il femidom,preservativo femminile, molto utilizzato all’estero e poco diffuso in Italia.

LA PILLOLA

pillola

Quando parliamo di pillola intendiamo comunemente un farmaco da assumere per via orale (per bocca) contenente l’associazione di due ormoni che inibiscono l’ovulazione impedendo cioè la formazione dell’ovulo da fecondare. L’utilizzo della pillola ha anche altri vantaggi: regolarizza il ciclo metruale e riduce il dolore. Ricorda che la pillola non protegge dalle MST, quindi il suo utilizzo va associato a quello del preservativo, così come per tutti i metodi contraccettivi a seguire.

IL CEROTTO

Il cerotto contraccettivo (EVRA) può essere paragonato come funzionamento alla “pillola”. E’ caratterizzato dal rilascio lento del principio attivo attraverso la cute ed è più comodo perché prevede la somministrazione degli ormoni settimanale e non giornaliera. Per questo va posizionato sul corpo e cambiato di settimana in settimana.

L’ ANELLO VAGINALE

anello

L’anello vaginale (NUVA-RING) è una nuova forma di contraccezione ormonale. Un piccolo anello morbido viene inserito autonomamente in profondità in vagina, per restarvi 21 giorni. Ha gli stessi vantaggi contraccettivi della pillola e del cerotto.

LA SPIRALE

E’ uno strumento contraccettivo e intercettivo; esso impedisce la fecondazione, oppure, laddove questa sia eventualmente avvenuta, ostacola secondariamente l’annidamento dell’embrione nell’utero. Non puoi inserirla autonomamente ma va fatto dal/la ginecologo/a, la sua durata varia dai 3 ai 5 anni.

IL DIAFRAMMA

diaframma

Il diaframma è un metodo contraccettivo a barriera. È una piccola semisfera di gomma soffice con un anello flessibile in gomma a forma di “O” nel bordo che va riempito con uno spermicida (una sostanza che uccide o inibisce gli spermatozoi) prima di inserirlo nella vagina per creare una barriera davanti alla cervice uterina (l’apertura dell’utero), e dunque per evitare che gli spermatozoi vi penetrino. Il diaframma ha una tasso di fallimento molto elevato.

13 Aprile 2014

Click. Polizia

Sono arrivati i Siriani. Sono arrivati l’altro giorno. Andiamo in tre, per vedere come stanno, per parlare con loro.
Appena arriviamo li troviamo seduti. Parlavano tra loro. Chi fumava, chi sorseggiava un caffè.
Qualcuno parlava inglese.
Ero curioso. Volevo sapere della Siria, della guerra. Ma volevo saperlo da loro, non da internet.
“Chiediamo come e’ adesso la situazione in Siria” – dico all’operatrice.
La loro risposta è secca: “Bombs!”
Ed uno mima con la mano un aereo.
Vorremmo fare qualcosa per loro. Ero lì per dare informazioni legali.
“Sono un avvocato. Posso darvi informazioni sulla legge italiana. Sul diritto d’asilo. Se volete ascoltare, state pure qui.”
Ringraziano sorridenti.
Uno dice di essere Curdo e di venire da Damasco. E’ più grande degli altri. Dimostra circa quaranta anni. Veste una tuta nera ed ha ciabatte ai piedi.

Mi siedo su una piccola panca di ferro.
Il signore curdo si avvicina. Capisco che vuole parlare, e lo invito a sedere accanto a me.
Non parla inglese. Solo curdo ed arabo. Ma quel giorno non c’è l’interprete arabo.
Prende il suo cellulare e mi fa vedere un video.
Si vede una strada con cumuli di macerie e case distrutte ai lati.
“Damasco!” – mi dice.
Poi ferma il video su una immagine.
Con il gesto della mano mi fa intendere “mia”.
Capisco che si trattava della sua casa. Erano le macerie di casa sua.
Era un video che io vedevo su un cellulare. Ma il fatto che lo avesse filmato lui stesso mi dava un senso di realtà immenso. Quasi di paura. Mi sembrava di essere con lui in mezzo alle macerie, sotto i bombardamenti.
Faccio un’espressione di dispiacere. Forse stupida.
Ma non sapevo cosa dire. Ed anche sapendolo, non mi avrebbe capito. Parlava solo arabo.

Poi mi fa vedere una foto. Era una anziana signora con un velo che le copriva il capo.
Mi dice: “Mamma”. Conosceva questa parola italiana. E’ una parola così bella che dovremmo conoscerla in tutte le lingue del mondo.
Poi con il dito indice mima il grilletto di una pistola e mi dice: “Click. Polizia”.
E si tocca tre punti del petto.
La polizia siriana aveva ucciso sua madre. Le avevano sparato tre colpi in petto.

Continua a scorrere i file che aveva sul suo cellulare.
La foto di due bambini. Piccoli. Una bambina di circa quattro anni ed un bambino di circa sei.
Belli. Sorridenti. Ben vestiti e mano nella mano.
A gesti mi fa capire che sono i suoi figli e poi, sempre a gesti e con l’espressione del viso, mi dice che non ha informazioni su di loro. Non sa dove siano e se siano ancora vivi.

Rifaccio una espressione di dispiacere. Che sarà sembrata stupida.
Maledico gli ostacoli linguistici che ci separavano.
E mi metto a pensare.
Tante cose.
La prima cosa che mi è venuta in mente sono le foto degli ebrei deportati ad Auschwitz.
Durante rastrellamenti e retate cercavano di salvare e portare con se’ le foto dei familiari. Le foto sono il passato ed il presente, sono la vita.
Oggi le foto sono nella memoria di un cellulare.
Ma il dramma è identico: la guerra, la fuga, la morte.

9 Aprile 2014

La storia del biliardino – parte 1

Dedicato a F.&F.

Parlare del biliardino presente al centro sociale è molto difficile, un po’ perché la storia che potremmo raccontare è una storia parziale, è con noi solo da 14 anni, e un po’ perché la sua è stata una vita difficile fatta di violenza, droghe, alcool e sesso.

Tempo fa, però, ho fatto una promessa a F&F, e le promesse, si sa, vanno mantenute. Quindi via! Prima di raccontare la vita spericolata del nostro, parleremo di come è nato il Biliardino!
A chi spetti l’invenzione di questo gioco non è chiaro: una visione romantica l’assegna alla Spagna, mentre una più pragmatica alla Germania. L’unica certezza è che in Italia il nome ufficiale del gioco, calcio balilla, non c’entra niente con il nero ventennio. In realtà nella versione spagnola si fa riferimento a quegli anni, ma come sempre, ci arriveremo dopo.
Come è giusto che sia, iniziamo con un accenno alla versione germanica, la quale dice che il biliardino (si si noi lo chiameremo così) è nato nei pub e nei bar dove si incontravano i tifosi dopo le partite della squadra locale e dove quindi è nata l’idea di un gioco per continuare a giocare a calcio, in una data imprecisata tra il 1920 e il 1930 grazie ad un tale Broto Wachter.
La versione spagnola, oltre ad essere più poetica, ha anche una storia molto più lunga e travagliata. In questo caso l’inventore è Alexandre Campos Rios in arte Alexandre de Fisterre o Alejandro Finisterre, che ebbe l’idea durante il suo ricovero in ospedale. Durante la guerra civile spagnola, infatti, Alexandre fu ferito a causa di un bombardamento e nella sua degenza fu colpito dal gran numero di bambini con gli arti inferiori amputati o comunque con lesioni talmente gravi da impedire loro di giocare a calcio. Fu allora che decise di inventare un gioco del calcio che fosse accessibile a tutti e che si potesse giocare in spazi stretti seguendo l’esempio del tennis tavolo. Tutto questo accadeva nel Novembre 1936. Nel Gennaio del 1937 lo brevettò a Barcellona, e da qui, per aggiungere romanticismo, nascono i due colori blu e rosso o meglio blaugrana, i colori della città.
Con l’avvicinarsi della vittoria per Franco, Alexandre decide di scappare, ma mentre sta attraversando i Pirenei, direzione Francia, una tempesta lo coglie e perde tutti i documenti che attestano il brevetto della sua invenzione.
Così dunque viene narrata la nascita del biliardino.
Nella prossima puntata la storia del biliardino del centro sociale.

Il Presidente.

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