Autore: Lautoradio

28 Febbraio 2014

Presentazione de LAUTORADIO

DOMENICA 16 MARZO , alle ore 18.00 presso il C.S.O.A. Ex Mattatoio, si terrà l’incontro pubblico de Lautoradio che si articolerà su 2 livelli: presentazione e discussione del progetto e autoformazione sulle tecniche di gestione della web radio.

Lautoradio nasce dalla volontà, di diverse realtà sociali che operano in città, di incontrarsi e lavorare in sinergia mettendo in rete e socializzando conoscenze, esperienze, saperi e valorizzando la pluralità e la molteplicità dei contributi dati.
Questo progetto si inserisce in un percorso politico dal basso che, partendo dai centri sociali, si pone nell’ottica della riappropriazione dei saperi, degli spazi e del welfare.
Grazie anche e soprattutto al sostegno e alla collaborazione di Radiosonar.net (web radio romana) Lautoradio, che comprende oltre alla web radio anche un aggregatore di blog, sta crescendo e realmente vedendo la partecipazione di tanti e tante.

Proprio Radiosonar.net sarà presente all’iniziativa per contribuire al dibattito e fornire gli strumenti e le conoscenze necessarie alla realizzazione pratica della web radio.

SIETE TUTT* INVITAT* A PARTECIPARE AL PROGETTO E A CONTRIBUIRE CON LE VOSTRE IDEE!!!

“NON ABBASSARE LA VOCE…ALZA IL VOLUME!”

   

evento fb : qui

LAUTORADIO

26 Febbraio 2014

I documenti per papà

“Fai prendere i documenti a mio papà”. La voce e’ squillante e lo sguardo e’ vispo ed ha la felicità di chi ha tutta la vita davanti.
Non credo si renda conto di cosa siano i “documenti”. Come fa a rendersi conto una bambina di sei anni nata in Italia da mamma marocchina e papà tunisino, che il papà non ha più il permesso di soggiorno e che non potrà stare più con loro? Come spiegare una cosa così assurda ad una bambina di sei anni?

Lui è un bravo papà. Lo si capisce. Viene spesso da me assieme alla bimba. Lo capisco subito che è un bravo papà. E lo capiscono anche gli assistenti sociali che lo seguono nell’affidamento in prova ai servizi sociali.
Perché si: lui ha scontato una pena per diversi reati. Sono tanti e tutti inerenti gli stupefacenti. Sempre lo spaccio di quella maledetta polvere bianca.
Diverse condanne per diversi errori del passato.
Ma la nascita della figlia lo cambia. Basta così. Basta con quella maledetta polvere bianca. Basta col venderla. Basta col consumarla.
Lavora adesso. I servizi sociali gli hanno trovato un posto. E lavora sodo. Si fa ben volere anche dal suo datore.
Si comporta bene. Liberazione anticipata ed ecco il fine pena.
Ma i precedenti penali erano tanti e non consentivano il rinnovo. Ed ecco arrivare quella brutta parola che tanto odiamo ma che da il senso: clandestinità.
Vuole lavorare. Ed il lavoro lo avrebbe anche. Ma non ha il permesso ed ha una espulsione misura di sicurezza. E’ socialmente pericoloso, scrisse il giudice: i reati erano tanti.
Non era facile risolvere.
Ma lui era cambiato, era diverso, voleva un gran bene alla figlia.
Lo scrissero i servizi sociali nella loro relazione e venne quindi revocata l’espulsione misura di sicurezza.
Ma rimaneva il problema del permesso. Non dormiva. Era disperato di non poter contribuire al mantenimento della famiglia. La sola a lavorare era la moglie, nonostante il suo handicap.
Andiamo al tribunale per i minori. Qui c’è la figlia piccola. Ha bisogno del suo papà. Date lui un permesso.
Ma i precedenti erano tanti ed il giudice non lo ritiene un buon padre.
La soluzione arriva, però. Ed arriva da Roma.
Lei, la moglie, aveva presentato domanda di cittadinanza italiana. Domanda ferma da cinque anni, nonostante il termine di legge sia di due anni.
Sollecitiamo. Scriviamo. Arriva il decreto di concessione cittadinanza. Giuramento. Ora lui è marito di cittadina italiana: ha diritto ad un permesso di soggiorno.

“Da grande voglio fare pure io l’avvocato”. La voce e’ sempre squillante. Lo sguardo e’ sempre vispo.
Non può aver capito tutte queste vicende da adulti, fatte di giudici, questura, ministero.
Ma ha capito che deve esser accaduto qualcosa di bello. Lo capisce vedendo che il papà adesso e’ sereno. E ne è felice.

26 Febbraio 2014

Aiutami cugino

L’hanno usato. L’hanno messo in mezzo, come capita spesso. Di sicuro non sapeva cosa vi fosse in quel pacco. O forse un po’ lo sospettava, ma i soldi che gli hanno dato gli avrebbero permesso di mantenere moglie e due figli in Marocco per un bel po’.
Fatto sta che sette chili son tanti. La condanna era per traffico di stupefacenti. Tre anni e sei mesi.
Paga il debito con la giustizia, sconta la pena in carcere. Condotta irreprensibile. Ben voluto dalle guardie carcerarie e dai volontari.
Fine pena, esce di carcere. Ma fine pena e’ a volte anche inizio irregolarità o, come dicono altri, clandestinità.
Sette chili son tanti. E se si tratta di cocaina son tantissimi.
E’ un pericolo per l’ordine pubblico, ritiene la questura. E revoca il permesso di soggiorno.
“Avvocato, posso farti una domanda?” – mi chiede in uno stentato italiano – “tu sei Calabrese, vero?”
Rispondo di si e gli chiedo se fosse vissuto in Calabria.
“Cugino!” – esclama – “sono in Italia da 30 anni, sono stato a Vibo Valentia, a Lamezia”.
“Sei stato anche a Nicotera? Vendevi sulla spiaggia di Nicotera marina?” – chiedo io.
“Si! Nicotera, Tropea, Pizzo! Aiutami, cugino! Voglio solo poter stare in Italia per lavorare. Sono un venditore ambulante”.
Ed in quel momento, per un attimo mi rivedo bambino sulla spiaggia di Nicotera marina a giocare con mio fratello più piccolo e con i miei cugini.
E ricordo i venditori ambulanti marocchini che si fermavano ai nostri ombrelloni, col loro carico di teli da mare, vestiti per donne, occhiali da sole.
“Cugini”, li chiamavamo in Calabria con fare amichevole (erano vu cumpra’, altrove). Ed anche loro chiamavano noi “cugini”. Era da tanto che non sentivo più questa parola.
Il “cugino” che oggi viene a chiedermi di aiutarlo per il suo problema di soggiorno in Italia, tanti anni fa era sulla spiaggia di Nicotera, e magari si sarà fermato al mio ombrellone, avrà scherzato con noi ed avrà riso alle battute di zio Peppino.

26 Febbraio 2014

Iniziativa Carta di Lampedusa – Libertà e diritti per tutt*

libertà e diritti per tutti

La Carta di Lampedusa è il risultato di un processo costituente e di costruzione di un diritto dal basso che si è articolato attraverso l’incontro di molteplici realtà e persone che si sono ritrovate a Lampedusa dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014.

Nella Carta si parla di libertà di movimento, libertà di scelta, libertà di restare, libertà di costruzione e realizzazione del proprio progetto di vita in caso di necessità di movimento, libertà personale e libertà di resistere.
Da Lampedusa si è dato il via ad un percorso che deve vedere tutti e tutte partecipi nel rendere reali i diritti di cittadinanza, che non sono solo diritti dei e delle migranti, ma sono diritti di tutti e tutte.
La sfida è mettere a valore i contenuti della carta, rendendoli, così, concreti e praticabili.
Vi aspettiamo venerdì 7 marzo alle 17 e 30, presso la sala di Santa Chiara(Porta Santa Susanna).

Ne discutiamo con:

Margherita Barocci : Ambasciata dei diritti (AN)

evento: qui.

more info su:
http://www.meltingpot.org/La-Carta-di-Lampedusa-18912.html#.UwfVmoWfics

sottoscrivi la Carta di Lampedusa:
https://docs.google.com/forms/d/1QLymcIJ7dyLuPV-DI-9LWizqPrOkDzt_d2R9m_zoJnM/viewform

26 Febbraio 2014

Presentazione del blog “Le vite degli altri”

“Le vite degli altri” e’ un contenitore blog di storie di donne e di uomini, delle loro vicende e sofferenze, dei loro desideri. Ogni giorno incrociamo decine di persone, per strada, sul bus, sul metro. Le osserviamo, a volte ci parliamo. Ognuno di loro ha una storia. Ed ogni storia e’ degna di essere narrata, anche con poche righe. A volte la storia che ognuno ha dentro esce fuori da sola. Basta guardare bene una persona in volto per scoprire la sua storia. “Le vite degli altri” raccoglie tutto ciò.

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