Autore: Lautoradio

13 Febbraio 2017

BENI COMUNI e DIRITTO ALLA CITTA’

Per riappropriarci dal basso dei nostri spazi di vita

Le realtà autogestite (centri sociali, spazi, laboratori di autogestione) sono un patrimonio fondamentale delle città, beni comuni che si nutrono di esperienze solidali, nuovo mutualismo e produzione culturale. Queste esperienze, nella nostra città come in tutto il paese, sono sotto attacco dalle politiche urbane di governance neoliberale.

Oggi è l’intera città ad essere attraversata e ridefinita dai rapporti di potere della nuova fase di ACCUMULAZIONE ESTRATTIVA del CAPITALE.

In quanto SPAZIO PRODUTTIVO, ovvero luogo di concentrazione di capitali, di circolazione di merci e persone (migrant*, student*, precar*), di cattura della cooperazione sociale e di drenaggio delle pratiche di indebitamento e dismissione del welfare, lo SPAZIO URBANO è di fatto il campo di battaglia dove praticare forme di cittadinanza e resistenza attraverso il conflitto (lotte per la casa, per la difesa dei beni comuni, per il diritto allo studio, per il welfare,…).

Uno SPAZIO da RIPENSARE per praticare e reinventare la DEMOCRAZIA.

INCONTRO PUBBLICO CON:

– Giso Amendola (collettivo Euronomade e ordinario di Sociologia all’Università di Salerno)
– Mauro Pinto (Massa Critica – Napoli)
– Roberta Pompili e Vito Saccomandi (Perugia Non Si Vende – Perugia)

Sabato 18 Febbraio
Ore 17.30
Circolo Island – Strada vicinale del Bellocchio
Perugia

evento qui

11 Febbraio 2017

Le ultime lettere dal presidente

Non c’è un modo semplice per dirlo quindi sarò diretto, non c’è più niente di cui essere presidente e di conseguenza non ci sarà più una rubrica con tale nome. Ho pensato tanto in questi ultimi mesi e pur con molti dubbi e ripensamenti sono arrivato a questa decisione irrevocabile: il percorso si è interrotto. Non c’è più niente di cui essere presidente.

Subito dopo aver preso questa decisione, che con il tempo si è dimostrata sempre più corretta e sensata, mi sono però detto ok finisce questa avventura, ma finisce anche la mia voglia di fare politica? Non c’è più una volontà in città e in Italia di fare politica in prima persona?

Se alla prima domanda la risposta è ovvia, no, per la seconda non ero così certo, anzi vedevo in giro molta disillusione e superficialità. Stavo però commettendo un errore abbastanza grave, cercavo solo le situazione che rispondevano ad una mia idea di partecipazione politica, ad una analisi più attenta la realtà non era questa.

Quando ho capito che non dovevo cercare delle parole, schemi o rivendicazioni preconfezionate, ma sogni, lotte e desideri di ognuno mi è apparso davanti un mondo nuovo, fatto da chi ogni giorno cerca di cambiare questo mondo partendo dal piccolo, dal quotidiano, dalla lotta di tutti i giorni.

Allora mi sono detto perbacco! Il mondo e le lotte vanno avanti anche senza un presidente, forse non dovrei essere più un presidente ma cosa potrei essere?

La risposta era stata sotto i miei occhi da molti anni ma non l’avevo mai capita fino a fondo, SUB.

Non quelli che vanno sott’acqua ma sub come sotto nel senso che prende ordini e chi comanda sono altri, quelli che lottano ogni giorno, sull’esempio del “Subcomandante” dovevo diventare “Subpresidente”.

Dalla prossima volta la rubrica si chiamerà quindi “lettere dal subpresidente” e parlerà sempre in maniera ironica e giocosa ma lo farà anche per mettere in luce le resistenze che stanno crescendo a Perugia e in Italia in questi anni, e lo farà anche grazie ad una rubrica mensile su lautoradio on air che si chiamerà “Rebeldia, la città in marcia”.

Il Subpresidente

4 Febbraio 2017

La città incantata (Hayao Miyazaki)

E ritorniamo su queste pagine, dopo l’appuntamento speciale della scorsa settimana, con una recensione a cui tengo davvero molto. Scoprii questo artista e le sue opere un po’ per caso, e da quel momento non me ne separai più. Da poco tempo è stato il suo compleanno e Philmosophy decide di festeggiare assieme a lui questo giorno lieto per il cinema mondiale. Con un po’ di ritardo, ma i ritardi sono dovuti alla sua magnificenza, parleremo oggi del Maestro dell’animazione mondiale e di un suo film del 2001. Di Hayao Miyazaki Sensei: La Città Incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi).


Chihiro è una bambina di 10 anni e sta traslocando coi suoi genitori in un’altra città quando il padre della bambina prende la strada sbagliata e raggiunge un tunnel. Nonostante la figlia non desideri proseguire, i genitori si addentrano nel cunicolo sbucando in una radura con delle case. Pensando di aver trovato un parco divertimenti abbandonato il padre si addentra nel complesso per visitarlo, seguito dalla moglie e, a malincuore, da Chihiro. I tre superano il letto di un fiume in secca e si trovano in una città composta interamente da ristoranti e locali, e su un bancone trovano un ricco buffet. I genitori si siedono e cominciano a mangiare, pensando di pagare quando si mostrerà qualcuno. Chihiro intanto esplora la zona e trova un grande complesso di bagni pubblici. Un giovane ragazzo, Haku, le ordina di andarsene, ma tornando indietro la bambina scopre che i genitori sono diventati maiali e che non riesce ad attraversare il fiume ormai in piena.


Non ci saranno spoiler di alcun tipo, perché tengo talmente tanto a questa opera che quasi mi sento in disagio nel commentarla. Andremo solo a toccare qualche punto tecnico e contenutistico, nulla di più: il resto spetta a voi nel guardarlo.

La Città Incantata si presenta a noi con il classico stile di Miyazaki, succulento e barocco, catturando la nostra attenzione fin dai primi istanti. I contenuti sono adatti, davvero, ad un pubblico molto eterogeneo. Ci sono spunti adatti a dei bimbi e spunti adatti agli adulti. Non mancano, poi, momenti divertenti e momenti tristi, bui e capricciosi. Quel che rimane, per tutto l’arco narrativo, è l’assoluta lucidità del narratore: non solo ci vuole portare a passeggio nel suo mondo, ma vuole anche farcelo annusare, assaggiare, toccare, respirare. La Città Incantata è un film da sentire nell’anima, perché solo così potremmo carpire quei messaggi così abilmente velati da renderli impercettibili a degli occhi distratti e troppo veloci nel loro balzare in avanti con lo sguardo.

C’è molta psicologia fra i disegni, accompagnata da una buona ventata di filosofia morale. V’è anche, ovviamente, un lieve approccio politico-economico-sociale, ma di per sé è il film stesso che ne è intriso fino al midollo. Miyazaki mette tutto se stesso nei suoi disegni e, questi de La Città Incantata, sono meravigliosamente reali.

Una vita piena di farraginose ipocrisie, zeppa di false priorità e ricolma di egoismo, porta alla trasformazione dell’essere in un qualcosa che non è più quello che era. E, badate bene, non è ragionamento spiccio, perché nel film troverete tutti i passaggi necessari per compiere questo viaggio in avanti ed all’indietro.

La Città Incantata è una pellicola di uno spessore elevatissimo, talmente alta da essere rilegata a “cinema per bambini”. Guardatela e ne rimarrete affascinati, ancor di più se riuscirete, già dai primi minuti – e magari anche con un po’ di fatica – ad immedesimarvi nel racconto, astraendovi dal contesto vitae che vi è attorno.

Non posso far altro che concludere questa breve chiacchierata, raccomandandovi “La Città Incantata” con tutto me stesso e, perché no, l’intera filmografia di Hayao Miyazaki.

1 Febbraio 2017

CIRCOLO ISLAND – APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DELL’11 FEBBRAIO

Condividiamo l’appello del Circolo Island per la manifestazione che si terrà l’11 febbraio.

La manifestazione, ricordiamo, nasce a seguito della notifica di sfratto ai danni del circolo, manovra in linea con l’attuale tendenza dell’amministrazione di privare la città di qualsiasi esperienza di aggregazione e socialità dal basso.

Di seguito il comunicato.

Vogliamo ringraziare tutti e tutte per la partecipazione e la solidarietà che è stata espressa attraverso le assemblee e i social network. In tanti, gruppi, associazioni, singolarità hanno inviato comunicati, firmato la petizione on line, condiviso sui social i nostri appelli. In tanti hanno partecipato alle assemblee proponendo nuove iniziative musicali, nuovi laboratori teatrali, nuovi workshop e mostre.

La reazione espressa ci dimostra che esiste una città solidale, c’è una rete di solidarietà viva, c’è il bisogno di tornare ad esperienze di partecipazione ed auto-organizzazione sociale per trasformare una città che è governata contro i nostri bisogni.

La risposta allo sfratto notificato al Circolo Arci Island deve essere una risposta costruttiva in grado di creare insieme una potenza collettiva, un modo diverso di abitare il mondo attraverso un modello culturale e sociale dal basso.

La questione di quale città vogliamo non può essere separata da altre questioni: che tipo di persone vogliamo essere, che rapporti sociali cerchiamo, che relazione vogliamo intrecciare con la natura, che stile di vita desideriamo, che valori estetici riteniamo nostri.

Molte volte ascoltiamo inviti a “riprendersi Perugia”: questo per noi non significa né cacciare gli “stranieri” né militarizzare il territorio. Riprendersi la Città vuol dire ricominciare a vivere i suoi luoghi collettivi, uscire di nuovo per strada, smettere di rifugiarsi nei centri commerciali. Si tratta di riappropriarsi e di reinventare collettivamente gli spazi urbani, trasformandoli in incubatori di pratiche solidali e non mercificate ed è in questo senso che abbiamo deciso tutti e tutte insieme di rilanciare la mobilitazione.

Cominceremo scendendo in piazza sabato 11 Febbraio p.v. con un corteo che partirà dalla sede del Circolo Island in Via Magno Magnini e percorrerà le strade del quartiere di Madonna Alta fino ad arrivare alla stazione di Fontivegge: quelle zone che l’amministrazione ci indica come degradate e da riqualificare attraverso investimenti di milioni di euro che renderanno la città più “vivibile” e “decorosa”. Vogliamo dimostrare che non ci sono zone da riqualificare, ma solo la volontà di emarginare sempre di più una fetta di cittadinanza che, per le proprie caratteristiche, non merita nemmeno di gravitare intorno al centro storico della città e che dovrà spostarsi sempre di più in periferia per lasciar spazio alla città smart, quella fatta su misura per chi se la può permettere.

Intendiamo perciò appellarci a tutte le realtà che ci hanno mostrato sostegno in questi giorni ed a tutte quelle persone che credono ci sia una città migliore di quella fatta di cemento e speculazioni, da potere costruire tutte e tutti insieme.

Chi volesse dare il proprio contributo per l’organizzazione della giornata di manifestazione pubblica è invitato all’ assemblea organizzativa del Lunedi. Uniti siamo tutto, divisi siam canaglia!

29 Gennaio 2017

Riphagen (Pieter Kuijpers)

Con un saluto galante ed un levarsi il cappello, torno in punta di piedi sul pulpito di Philmosophy. E con una puntata speciale. Il 27 gennaio è stato il Giorno della memoria, e per omaggiare tal ricordo, abbiamo deciso di proporvi un appuntamento domenicale e di assoluta riflessione. Quest’oggi porgo sul ripiano un film passato quasi in sordina, distribuito sottilmente, ma reso al grande pubblico dalla piattaforma Netflix. Quest’oggi parliamo di una pellicola che mi ha commosso ed ha lasciato il suo graffio nella mia mente: Riphagen, di Pieter Kuijpers.


La trama è molto semplice. Questo è un film biografico di Bernardus Andreas (Dries) Riphagen, criminale tedesco che collaborò con gli uomini di Hitler nell’eccidio ebreo. Non aggiungo nulla della sua biografia, che potrete trovare completa su wikipedia, perché altrimenti rovinerei il gusto della visione, ma posso senz’altro aggiungere qualche particolare “artistico”.

Il film si veste d’intrigo, fin dall’inizio, permettendo allo spettatore, magari anche ignaro della biografia del Riphagen, d’immedesimarsi e di perdersi in un continuo andirivieni di informazioni, soggiogamenti, promesse ed astute menzogne. Ed in questo tamburellante eterno ritorno della libertà scambiata per la costrizione dei propri diritti civili opera Riphagen che, nella sua fredda ed accogliente maniera, soggioga lo spettatore in un caldo e raggelante abbraccio spinoso. Non sai mai cosa accadrà dopo, non sai chi sia il buono e chi sia il cattivo. Tutto è avvincente e niente è scontato. Tutto è così reale da sembrare irrealmente reale.

Tecnicamente il film regge la distanza, non annoiando quasi mai e non permette rimpianti di trama: o la segui, o ti perdi clamorosamente. Soprattutto nel grande intreccio centrale. Non è sempre facile essere vigili, ma Riphagen necessita di pensiero ed il pensiero necessita di concentrazione. Gli ambienti sono ben ricostruiti, così come il periodo storico, la pressione mediatica ed il clima mortalmente seducente.

Riphagen è un film che ti graffia l’anima e ti corrode i sentimenti. Lascia un segno; ed è questo quello che deve fare un film, no? Lasciare un segno di sé.

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