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TDK D 60

Rock vs Punk

Le cassette non erano solo un supporto: erano un modo di ascoltare e di vivere la musica.

Avevano un limite preciso — 30 minuti per lato nel caso delle famigerate C 60 o addirittura 23 per le D 46. Quel limite obbligava a dare una forma alla musica, a costruire un percorso. Niente era casuale: ogni brano stava lì per un motivo, e quello che restava fuori contava quasi quanto quello che entrava.

Fare una cassetta oggi non è solo guardare indietro: è un modo diverso di stare dentro la musica.

Richiede tempo, scelta, attenzione. Non è consumo, è relazione. Forse è per questo che, anche adesso che abbiamo tutto a disposizione, le cassette tornano: perché costringono a scegliere davvero .

Noi due le abbiamo fatte, a centinaia, per anni. Registrate dai vinili, calcolando il minutaggio, fermando e facendo ripartire il nastro o riavvolgendolo con la matita, cercando il punto giusto, accettando anche piccoli errori, piccoli vuoti. Ma non era solo questo: ogni cassetta diventava quasi un piccolo oggetto unico, con disegni, scritte, loghi fatti a mano. C’era una cura che andava oltre la musica — una specie di piccolo culto personale, condiviso.

Questa cassetta nasce da lì.

Due lati, due idee diverse ma compatibili: da una parte i The Ex, dall’altra i Crass. Due modi di intendere il punk e il rock — uno più aperto, in movimento, capace di assorbire influenze e trasformarle; l’altro più diretto, radicale, senza mediazioni.

Il lato A, curato da Giuseppe, è costruito attorno ai The Ex: un percorso compatto, con una sola deviazione, giusto per aprire una prospettiva e poi rientrare. Non è una panoramica, ma una traiettoria.

Il lato B, curato da Piero, lavora invece sull’urgenza e sulla posizione, prendendo i Crass come punto di riferimento.

Più che una playlist, è una cassetta.

E forse il senso è ancora questo: scegliere, dare una forma, e accettare che qualcosa resti fuori.

Giuseppe e Piero

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