POLITICA e SOCIALE

30 Maggio 2014

Una riflessione sull’EXPO 2015, vetrina di un vizio diffuso

expo

Fra meno di un anno assisteremo all’apertura dei cancelli dell’esposizione universale di Milano, EXPO 2015, un melting pot delle maggiori aziende attive a livello globale. In Italia verrà ospitata la massima espressione dell’economia industriale, che poco o per niente lascia spazio alle piccole aziende e artigiani. Per non parlare della totale noncuranza da parte della fiera nei confronti delle tante critiche avanzate da soggetti che portano avanti paratiche di economia solidale, GAS, coltivatori di prodotti biologici, attivi nello stesso territorio milanese. 

Quali sono dunque i punti critici dell’EXPO?

Uno è evidentemente lo stravolgimento di un’area verde (si parla di quasi 100 ettari), per la progettazione e il finanziamento, a spese pubbliche, della piattaforma e delle strutture che ospiteranno la fiera. Si tratta inoltre di opere di cui una metà non potranno mai essere realizzate in tempo. Le strutture che invece verranno realizzate recheranno, se possibile, ancora più danno, visto che renderanno per sempre improduttiva una grande zona agricola. E’ qui che diventa palese la volontà di speculare su potenziali risorse economiche utili alla collettività a beneficio di introiti per le aziende costruttrici coinvolte nelle realizzazione dell’evento. Come si può quindi pensare che l’EXPO possa raggiungere quegli “obiettivi di crescita economica, ma anche di rafforzamento del dialogo interculturale e di responsabilità sociale nei confronti di paesi colpiti dal dramma della fame e della povertà” inneggiati dall’ex sindaco di Milano Moratti nel 2009?

Un altro punto riguarda le infrastrutture da costruire, che nel piano risultano annesse all’EXPO: la Tangenziale Est esterna di Milano e la “direttissima” Brescia-Bergamo-Milano, che sarebbero dovute essere concluse entro Dicembre 2013. Queste andranno ad occupare  1.090 ettari di suolo agricolo e solo 258 di suolo già urbanizzato. Del suolo agricolo, 220 ettari fanno parte della provincia di Monza-Brianza, andando a nuocere ad un’area già iper antropologizzata (solo il 45% del suolo non è cementificato, la percentuale più bassa in Italia).

Davanti a questo disastro ambientale, le inchieste aperte dalla procura e poi anche dalla Corte dei Conti nei confronti dei dirigenti responsabili alla realizzazione degli impianti passano relativamente in secondo piano. Lo stesso Renzi ha dichiarato che l’obbiettivo sarà di “fermare i ladri non le opere”, ignorando quindi il problema di fondo per concentrarsi soltanto sulla punta dell’iceberg, che comunque rappresenta già di per sè un fatto grave.

La domanda che verrebbe ora da porsi è dove questi signori possano trovare il coraggio di affibbiare all’EXPO un valore di crescita economica esemplare per il resto del mondo? E’ piuttosto evidente la contraddizione nell’affermare di voler superare la crisi attraverso la speculazione selvaggia di fondi pubblici. Come possono continuare a usare il vuoto slogan “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita“, senza che vi siano le basi per parlare concretramente e senza ipocrisia di rivalutazione dell’agricoltura come bene comune, della salvaguardia della biodiversità agroalimentare (vedi il caso degli OGM Monsanto in Friuli), di un‘economia solidale, che non punti al mero profitto personale?

L.F.

 

22 Maggio 2014

CAICOCCI – Continua la battaglia per la Terra Bene Comune

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Presidio davanti alla regione per la tutela del casolare e il terreno di Caicocci.

15 Maggio 2014

Trattative commerciali UE-USA. Zero controlli per gli OGM

noogmL’economia capitalista globale delle multinazionali ha puntato il proprio sguardo al territorio agricolo europeo ed italiano. Da Aprile è in corso una trattativa fra UE e USA, detta Transatlantic Trade and Investiment Partenership, tra i cui fini vi è quello di abolire i costi provenienti dai fattori burocratici che intervengono nello scambio commerciale fra i due partner. Apparentemente nulla di spaventoso. Abbattere i costi si rifletterebbe su un risparmio da parte dei Paesi coinvolti nello scambio. Ma di quali fattori burocratici si tratta? Il vero problema è che si vuole annullare quella serie di controlli riguardanti la sicurezza dal punto di vista salutistico degli alimenti. Cioè, per esempio, non ci sarebbe più nessun problema per l’introduzione in commercio di prodotti OGM, carni alimentate con steroidi, pollame al cloro, ecc… Il tutto reso legale da accordi che, se entrassero in porto, avrebbero maggiore importanza dei regolamenti nazionali relativi alla questione.

In Italia già si sentono i primi sintomi di questa malattia che minaccia il suo arrivo: in Friuli la nota azienda Monsanto ha acquistato dei terreni in cui si coltivano semi dal materiale genetico modificato, come denunciato da GreenPeace. Tante le polemiche ma chiaramente zero i provvedimenti.

gc Per fortuna c’è chi vuol fare qualcosa perchè vengano sottolineate le conseguenze negative che questi accordi porterebbero se venissero siglati nei termini in cui si presentano ora.
La rete nazionale di allevatori e contadini di Genuino Clandestino ha inserito questo tema all’interno di un incontro, quello del
 16-17-18 Maggio a Roma, il quale toccherà una serie di numerosi punti importantissimo riguardanti l’agricoltura e il suo sfruttamento da parte del sistema capitalistico.

Genuino Clandestino lancia l’invito estendendolo a tutte le realtà che a livello nazionale si battono per la riconquista dei beni comuni contro l’avanzamento delle logiche capitaliste.

L’incontro sarà organizzato in tavoli tematici e gli argomenti che verranno discussi riguarderanno: la necessità di creare una sinergia tra movimenti contro le forme di assedio che la logica del profitto usa contro territori sia urbani che extraurbani; la ricerca di un metodo per far si che le pratiche di custodia sociale operate da Genuino Clandestino non sfocino in altro se non l’utilizzo sociale della terra e finalizzato alla autodeterminazione e alla sovranità alimentare; crescita dell’interesse da parte delle multinazionali per l’accaparramento dei terreni in Italia e diffusione di pratiche contro salutari come gli OGM; la trattiva per il Transatlantic Trade and Investiment Partenership; la problematica del caporalato e dello sfruttamento dei braccianti (migranti e non), sempre più diffusa da Nord a Sud; diverse questioni sull’allevamento. Forte connotazione all’incontro appare anche data dalla giusta critica nei confronti dell’EXPO 2015, come strumento di “propaganda” e affermazione di quel meccanismo commerciale, lontano dai reali bisogni della gente, fautore piuttosto di indebitamento, corruzione e insostenibilità (economica ed ambientale).

Un validissimo esempio di opposizione dal basso contro il sistema capitalista nella gestione delle terre è presente anche qui in Umbria. Si tratta della pratica portata avanti dal comitato Caicocci Terra Sociale. Coinvolti direttamente nella lotta alle privatizzazioni dei beni comuni, i membri del comitato hanno lanciato un presidio, previsto per il 20 Maggio, in Piazza Italia, a Perugia. La sede non è casuale, pochè là di fronte vi è la sede della Regione Umbria, attuale proprietaria del terreno preso in “custodia sociale” dal comitato. E alla Regione il presidio chiederà che venga abbandonato il piano di vendita di Caicocci e che venga riconosciuto il suo effettivo valore che può dimostrare come bene comune.  

Comunicato Stampa: Presidio davanti alla Regione Umbria contro vendita Caicocci
<<Il governo Renzi per sua stessa ammissione intende – scrive il comitato – “aggredire il patrimonio pubblico “, la Regione Umbria già lo fa, ignorando qualunque forma di dissenso, qualunque alternativa. In tutto il territorio è in atto una corsa scellerata alla vendita di terre, coste, isole, aziende strategiche, e ogni sorta di bene comune, in un disegno che somiglia sempre più a un atto di pirateria che a un intervento governativo volto a risanare un paese. Il comitato “Caicocci terra sociale” continua la sua battaglia per difendere la struttura dalla vendita e dall’incuria pianificata. Per chiedere che Caicocci venga tolta dal piano di alienazione regionale, Perchè rientri nel banco della terra. Perchè Caicocci resti un bene comune e venga destinato ad uso sociale.>>

https://www.facebook.com/events/323810404438902/323877551098854/?notif_t=plan_mall_activity

http://genuinoclandestino.noblogs.org/post/2014/03/30/invito-movimenti/

L.F.

11 Aprile 2014

Iniziativa per il diritto alla mobilità e verso il 12 Aprile

Oggi, venerdì 11 Aprile, alcune attiviste e attivisti del c.s.o.a. Ex Mattatoio, del Collettivo Università Critica e dell’Ass. Yabasta!Perugia, hanno presentato pubblicamente la campagna “Abbiamo già pagato” che , partendo dal diritto alla mobilità, si collega direttamente al diritto alla città in ogni suo aspetto, sia sul piano della riappropriazione degli spazi, sia dal punto di vista dell’accessibilità ai saperi e alla cultura.

La centrale zona universitaria è stata la prima tappa della mobilitazione che si articolerà appunto, in diverse iniziative dislocate nei vari punti nevralgici della città.

La giornata è stata caratterizzata da numerosi interventi da parte degli studenti, che vanno a costituire una prima parte dell’inchiesta.

La campagna va ad inserirsi in un contesto più ampio che, anche a livello nazionale, affronta temi come il reddito, la casa e diritti per tutte e tutti.

I DIRITTI SI CONQUISTANO A SPINTA!

10 Aprile 2014

Caicocci Terra Sociale – Una custodia sociale contro le privatizzazioni

Lo scorso 14 Settembre è stato dato inizio ad un processo nato dal basso per il recupero di una tenuta agricola di proprietà della Regione Umbria, in località Caicocci (Umbertide, PG). L’occupazione è stata effettuata da parte del comitato “Caicocci Terra Sociale”, sotto forma di una pratica di custodia sociale.

Il terreno, 200 ettari di suolo agricolo comprendenti anche strutture sportive e una decina di casolari, è apparso agli occhi delle/gli appartenenti al comitato in condizioni di evidente abbandono e degrado; sono stati riscontrati danni per vandalismo, ma anche danni causati semplicemente dal passare del tempo e dalle intemperie.
E’ emersa da subito, quindi, la necessità di salvare quel terreno dalle conseguenze dell’indifferenza, che la regione gli ha per anni riservato. Indifferenza che è certamente paradossale, data la situazione di crisi economica in cui da troppo tempo viviamo.
Ed ecco l’importanza che l’occupazione della tenuta può assumere in questo contesto, come ricchiezza da sfruttare per l’interesse della collettività, magari quale fonte di reddito per chi, come molti degli abitanti delle zone limitrofe, si sia trovato improvvisamente senza lavoro. Da qui l’idea di far gestire “la terra a chi non lavora”. Questa è stata la proposta avanzata fin dall’inizio dal comitato ed essa ne rappresenta il principale obbiettivo.

Oggi i campi di Caicocci sono di nuovo coltivati, il forno è stato riacceso, le case sono state riaperte, si tengono assemblee, e si sta allestendo una libreria. Insomma, è stata ridata vita al posto.

Come era prevedibile, c’è però anche chi ostacola questa possibilità di riutilizzo a fini sociali; c’è purtroppo chi vorrebbe bloccare il lavoro che sta ridando vita al podere.

Il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani, del gruppo Fratelli d’Italia – Centrodestra Nazionale, il 28 Marzo ha presentato alla giunta una mozione affinché si agisca in qualche maniera nei confronti del comitato. Per lui, infatti, sarebbe opportuno che la Regione avanzasse un’azione petitoria di rivendicazione del terreno, perché possa tornare ad essere un suolo abbandonato e sottratto al pubblico interesse della popolazione. Il consigliere vorrebbe il mantenimento dello status quo, per paura, forse, che dei semplici cittadini “pretendano” di dire di aver trovato un modo per usufruire di una risorsa a scopo sociale, quando chi è stato delegato proprio a tale compito non vuole assolutamente agire in questo senso.

Ma a cosa, o a chi, serve veramente che una tenuta demaniale venga lasciata al totale abbandono?

Già in altri casi si è assistito e si assiste a situazioni in cui le istituzioni tendano a portare al degrado una zona del Demanio, a discapito di molti, soltanto per facilitarne la successiva vendita a privati a prezzi bassissimi, quindi a beneficio di pochi. Solo per fare un esempio si veda come si stia attuando una tale strategia nei confronti dell’Isola Polvese, caso di cui si sta parlando in questi giorni anche nei giornali locali. Anni di lassismo da parte della gestione pubblica ad altro non sono serviti che a giustificare la presunta necessità di vendere a privati un bene appartenente a tutta la popolazione.

la terra è un bene comune

L’azione portata avanti dal comitato Caicocci Terra Sociale, al grido di “nè a Caicocci nè altrove. La terra non si vende, si vive e si difende“, vuole impedire che il processo di privatizzazione delle terre demaniali diventi ancora più diffuso, e vuole invece far sì che queste vengano effettivamente utilizzate ai fini sociali a cui sono preposte. Massima solidarietà quindi per chi lotta perché la Terra sia una ricchezza per tutte/i, per chi la lavora rispettandola e non la vede come un oggetto da comprare o vendere, ma come un bene comune che venga gestito nell’interesse della collettività.

A chiunque sia interessato ad approfondire questi temi, in occasione della Giornata Globale delle Lotte Contadine, il comitato, insieme a Genuino Clandestino Umbria, rivolgono un invito a partecipare e assistere alle attività che si svolgeranno il 13 Aprile prossimo all’interno della tenuta di Caicocci. La giornata rappresenterà un interessantissimo momento che sarà allo stesso tempo di aggregazione e di sensibilizzazione riguardo l’importanza del posto. Saranno svolti: due workshop, sull’utilizzo collettivo della terra e sul ciclo corto; uno spettacolo teatrale, a cura del Teatro Contadino di Firenze; e ci sarà anche musica dal vivo.

azz-zappa che giornata

Comitato Caicocci Terra Sociale – Facebookhttps://www.facebook.com/pages/Caicocci-Terra-Sociale/212452918878828?fref=ts

AZZappa che giornata! – Evento: https://www.facebook.com/events/305400412947659/?ref_newsfeed_story_type=regular

L.F.

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