POLITICA e SOCIALE

13 Dicembre 2017

Casapound NOT WELCOME!

Apprendiamo con rabbia e indignazione la notizia che ai fascisti di Casapound è stato dato il permesso di sfilare per le strade della nostra città. Una città in cui è possibile essere denunciat* per un bacio omosessuale in piazza, ritenuto dalle forze dell’ordine “disgustoso” proprio perché avvenuto in uno spazio pubblico alla presenza di “minorenni e famiglie” e che invece non ha alcun problema ad autorizzare una manifestazione dai chiari contenuti sessisti, omofobi e razzisti.
Come movimento Non Una di Meno, che raccoglie donne, lesbiche, trans e frocie, pretendiamo che a Casapound non sia data alcuna possibilità di manifestare, né qui né altrove.
Aborriamo la retorica della supposta difesa delle donne, dove per donne s’intende chiaramente le “proprie” italiche mogli, madri, sorelle. Che devono comunque restare al loro posto, il tanto rimpianto focolare domestico dove vorrebbero ricacciarci tutte.
A tutto questo noi rispondiamo con un NO secco. NON in nostro nome e NON sui nostri corpi.
Non permetteremo che i nostri corpi vengano ancora una volta strumentalizzati. Insieme alle nostre sorelle migranti ci battiamo contro la violenza del patriarcato, del razzismo, delle classi e dei confini. Lottare insieme significa anche sottrarsi e rifiutare i discorsi securitari e razzisti che strumentalizzano la violenza sui corpi delle donne e dei soggetti LGBT*QIA+
A quant* sostengono che ognun* dovrebbe essere liber* di manifestare, ricordiamo che il fascismo non è una qualunque opinione politica, è fondato sull’intolleranza e sulla mancanza di rispetto per tutte le altre forme di espressione e per questo nel nostro Paese, fondato sulla resistenza, è e deve rimanere fuori legge.
Ma chi è Casapound?
Negli ultimi anni Casapound Italia è stata protagonista di aggressioni e intimidazioni davanti ai licei, nei quartieri, di fronte ai campi Rom e ai centri di accoglienza.
Tutto questo spesso avviene di fronte alle forze dell’ordine che di fatto difendono la propaganda xenofoba e la prevaricazione fisica come se fosse normale attività elettorale.
L’enorme visibilità che Casapound, così come altre organizzazioni neofasciste, si sta riprendendo è sostenuta dai discorsi sempre più xenofobi, razzisti e sessisti dei vari Salvini e Meloni di turno e diffusi oramai in tutta Europa. Basti pensare all’avanzata delle destre praticamente ormai in ogni Paese d’Europa, e alle politiche ultrareazionarie del suprematista Trump.
Ci uniamo quindi alle tante associazioni, gruppi, collettivi e soggettività che in questi giorni si stanno mobilitando affinché questa manifestazione non abbia luogo. La questura, la prefettura e le autorità cittadine hanno la responsabilità di dare completa agibilità a questi squadristi,ora è il momento in cui nessun* può più nascondersi.
È evidente che permettere a Casapound una parata xenofoba sabato 16 dicembre in un quartiere multietnico come Ponte San Giovanni è una provocazione che la città di Perugia non accetterà.
NON UNA DI MENO PERUGIA
5 Novembre 2017

Lo scandalo del bacio perugino

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Quando un bacio diventa reato. Appuntamenti e iniziative di solidarietà con Non Una Di Meno Perugia.

5 Novembre 2017

Assemblea sulle nuove politiche di sicurezza e decoro

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Comunicato di lancio dell’assemblea indetta da Non Una Di Meno Perugia.

6 Ottobre 2017

LA PERUGINA NON SI TOCCA!

 

Le recenti immagini di una fiction su Luisa Spagnoli ci avevano forse abituato ad immaginare la fabbrica della Perugina come il frutto delle “genio” imprenditoriale di una singola eccezionale donna e della famiglia Buitoni, di fatto padronato locale legato al potere fascista degli anni ‘20, le cui relazioni con il regime hanno garantito diversi privilegi, prima tra tutti il rifornimento abbondante di materie prime (cacao) a cifre irrisorie, materie prime che provenivano dalle colonie sottoposte a brutale dominio e sfruttamento. Oggi che le operaie e gli operai della Perugina (in gran parte donne, ma non solo) sono in piazza per manifestare per i propri diritti, riconquistando il loro legittimo protagonismo, possiamo vedere come la produzione della fabbrica Perugina, sia stata ed è il frutto di una grande impresa collettiva, attraversata da una storia drammatica e insieme felice di lotte e rivendicazioni comuni per la qualità della vita e del lavoro stesso.

La recente manovre e scelte di licenziamenti dalla Nestlè, che si è sostituita al padronato locale, di fatto si collocano su un trend pienamente consolidato nel paese: ovvero la acquisizione da parte delle multinazionali di marchi (ed incentivi) ereditati dalla fabbrica fordista e la successiva massiccia automatizzazione, nonché de-localizzazione del comparto industriale in paesi con livelli salariali e di sfruttamento più graditi al sistema delle grandi imprese.

I licenziamenti di massa alla Perugina, sono equiparabili, in certa misura, ai licenziamenti e alle riduzioni di organico avvenute alle Acciaierie di Terni. E’ anche vero che dove le fabbriche fordiste resistono all’impatto delle trasformazioni della produzione e dei rapporti di forza dentro la stessa, lo fanno in condizioni di ricattabilità estreme – e trovando finora poco sostegno sindacale – che portano ad uno smantellamento delle tutele lavorative fino arrivare alla introduzione di “contratti individualizzati” (vedi la Fiat di Termoli). Quello che accade nelle fabbriche deve essere analizzato anche in relazione con quello che accade fuori dalle fabbriche stesse. Una straordinaria e innovativa forza produttiva intessuta di una soggettività che attraversa la fabbrica stessa: una intera nuova generazione fortemente scolarizzata e comunque ricca di nuove conoscenze e tecnologia che tuttavia è sottoposta ad una violento sfruttamento strutturato in termini di precarietà e assenze di sicurezze lavorative e di vita. Questa forza lavoro si trova in totali condizioni di “vulnerabilità” sperimentando lavoretti a 600 euro e il famigerato “job act”; una vulnerabilità della forza lavorativa in generale che si allarga mano mano coinvolgendo, in tempo di “crisi”, lavoratori e lavoratrici autonome di ogni età e che investe in molteplici modi tutti i diversi settori del lavoro.

I licenziamenti alla Perugina sono per questo non solo il riflesso di trasformazioni produttive ed economiche, ma anche il risultato di brutali rapporti di forza in termini di capitale -lavoro che occorre, oggi, sapere ribaltare. Se ribaltare questi rapporti di forza è il nostro compito, questo può avvenire nella misura in cui ci riconosciamo in una unica lotta, facendo ad esempio assumere alla lotta della Perugina un significato ed un valore forte simbolico, il significato di una lotta comune.

Ancora di più nella misura in cui difendere le lavoratrici e i lavoratori significa difendere l’intera capacità produttiva di una città e la sua stessa immagine. La fabbrica Perugina è, infatti, delle sue operaie e dei suoi operai, la fabbrica Perugina è della città. È dal loro lavoro che la Perugina è diventata un marchio dolciario famoso nel mondo, e il furto che la Nestlè compie nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, un furto che coinvolge l’intera città è un furto che riguarda tutte e tutti.

Come precarie e precarie, come cittadine della città di Perugia, di una città intesa come forza viva del lavoro (e non come confini, frontiere nei confronti di altre ed altri) ribadiamo dunque che: la Perugina non si tocca, né si licenzia! Facciamo della lotta della Perugina una lotta unitaria per il riscatto della città, e rilanciamo delle lotte che acquisendo le molteplici differenze del lavoro (di contratti, di settori, etc) sappiano parlare a tutte e tutti in termini di tutele del lavoro, di reddito, di vita degna.

Giu’ le mani dalla Perugina, nessun licenziamento, tutele e reddito per tutte e tutti. Costruiamo un sciopero sociale per l’intera città.

Perugia non si vende

Lautoradio

5 Luglio 2017

Passeggiata indecorosa

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Appuntamento del 6 luglio 2017 con NUDM Perugia. Ci riprendiamo le strade perché vogliamo prenderci tutto.

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