Continua la campagna #AbbiamoGiàPagato che viene portata avanti dalle/gli attiviste/i ormai da tre mesi, nel corso dei quali, alle azioni, alle inchieste e ai volantinaggi, si sono aggiunte diverse assemblee, momenti di confronto e raccolta dati molto partecipate.
Una delle azioni portate avanti ha riguardato la critica della convenzione stipulata tra l’Università di Perugia, Umbria Mobilità e il Circolo Universitario San Martino, che prevede una riduzione del costo del biglietto per gli studenti e le studentesse dell’Ateneo perugino. Tale convenzione fa acqua da tutte le parti; oltre ad essere fortemente discriminatoria, infatti, sono esclusi/e dall’agevolazione tutti/e gli studenti e le studentesse che non sono iscritti/e all’UniPG, come per esempio quelli/e dell’Università per Stranieri, nonché lavoratori e lavoratrici, migranti, famiglie.
Riteniamo che i diritti non possano essere diversamente ripartiti, creando delle divisioni tra soggetti che ugualmente vivono la precarietà e che ugualmente necessitano di servizi che rendano più vivibile la città. L’obiettivo della nostra campagna è quello di rivendicare una mobilità come diritto, che non sia più fonte di guadagno per pochi, privati, ma che corrisponda alle reali esigenze di tutti e tutte.
Nei mesi precedenti siamo scesi in strada più volte con presidi, volantinaggi sugli autobus, facendo inchieste, raccogliendo impressioni e proposte per un nuovo modello di mobilità.
Oggi, in maniera provocatoria, abbiamo distribuito multe finte a chi era munito di biglietto o di abbonamento proprio per ribadire in maniera forte che noi Abbiamo Già Pagato e che i disservizi di Umbria Mobilità non dipendono da chi non paga il biglietto.
Sono state diverse le risposte alla nostra provocazione, ma nella quasi totalità delle persone intercettate abbiamo riscontrato un comune malcontento e la necessità di attivare un cambiamento.
Insieme alle multe abbiamo presentato una serie di proposte, frutto di assemblee e incontri. Tra queste le più significative sono:
Con queste proposte lanciamo un presidio davanti ai cancelli di Umbria Mobilità, sabato 28 Giugno 2014, dalle ore 10:00.
#AbbiamoGiàPagato
Il mondo della prostituzione con il quale la nostra Unità di strada entra in contatto è solo una parte dell’ampio e variegato ventaglio di prodotti, servizi e possibilità che potrebbero rientrare nell’ambito di questa definizione, rappresentazione e pratica. La prostituzione che osserviamo con il nostro lavoro è la cosiddetta prostituzione out-door, ovvero in strada. È in questo contesto, seppur complesso e impossibile da decifrare in maniera univoca, stabilendone i confini, che tuttavia si manifesta con un’alta percentuale il fenomeno della tratta e/o del traffico di esseri umani, strettamente e indissolubilmente legato al tema del nostro l’articolo: l’invisibilità.
Occorre dire che possono esistere molteplici forme di prostituzione, che il limite tra autonomia e dipendenza, tra libertà e schiavitù, tra scelta compiuta o subìta è difficile da tracciare, e che sex workers e vittime di tratta/traffico non sono la stessa cosa.
La gran parte delle persone che incontriamo in strada sono persone prostitute migranti, provenienti principalmente da Romania, Nigeria, Sud-America, Albania, ex Jugoslavia, Bulgaria, Russia e recentemente Cina.
La presenza in strada di persone migranti è spesso legata alla questione della tratta e del traffico. Si tratta di due fattispecie criminose, la cui distinzione sta nel fatto che il traffico prevede un accordo tra il migrante e il trafficante che generalmente è un esponente di organizzazioni che gestiscono il servizio migratorio illegale, e dunque presuppone la volontà della persona che richiede di essere trasportata dietro compenso in un altro stato; la tratta invece indica la compravendita, lo spostamento di una persona contro la sua volontà dal luogo di origine a un altro, e il suo successivo sfruttamento a fini di lucro.
Accade di frequente che le vittime di tratta dedite alla prostituzione (così come le vittime sfruttate in diversi ambiti) siano consapevoli del tipo di lavoro che andranno a compiere, anche se non sono a conoscenza delle precise condizioni alle quali dovranno attenersi. Occorre sottolineare con fermezza, però, come scrive il dott. David Mancini, Sostituto Procuratore presso il Tribunale d Teramo, “che la conoscenza preventiva delle attività compiute nel Paese di destinazione non costituisce in alcun modo un elemento significativo per stabilire se il migrante sia vittima di traffico e di tratta. L’interprete del fenomeno, qualunque sia l’angolo di visuale adottato, deve essere preliminarmente consapevole del fatto che traffico e tratta sono fenomeni che intaccano la persona umana e la sua dimensione di diritti fondamentali, a nulla rilevando la disponibilità del migrante a compiere lavori turpi o degradati, poiché tale scelta, quasi sempre, è dettata soltanto dalla speranza di poter avere una congrua aspettativa di vita, impossibile nel Paese di origine per le più disparate contingenze (guerre, persecuzioni, povertà, sottosviluppo, etc.)”.
Occorre anche sottolineare che le vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale e le vittime sfruttate in ambiti diversi sono spesso le stesse, ovvero che una persona venga sfruttata a più livelli in diverse fasi, e che i confini tra traffico e tratta siano labili e che di frequente episodi di traffico si trasformino in casi di tratta. Che nei confronti di una persona che richiede volontariamente il trasporto illegale in un altro Stato, subentrino in seguito, durante il viaggio, la coercizione, le minacce, la violenza, e le finalità di sfruttamento.
Tratta e traffico sono fenomeni nuovi e in continua trasformazione, tanto che non esistono ancora fonti precise sui dati numerici delle persone vittime né sulle modalità con cui queste fattispecie criminose vengono praticate. Da qui il primo elemento che rende i fenomeni e le persone che li subiscono: invisibili.
La pratica a grandi linee assume caratteri diversi a seconda delle origini dei migranti e dei trafficanti. Nel caso delle persone che incontriamo in strada nel territorio umbro, generalmente le transessuali provenienti dal Sud America, una volta estinto il debito contratto per arrivare in Italia sono “libere”. Le donne provenienti dai territori dell’Africa hanno un debito così grande che difficilmente riescono ad estinguerlo, e nei loro confronti il ricatto fa leva su riti voodoo e su ripercussioni nei riguardi dei familiari.
Di fatto, una volta giunti nei paesi di destinazione, la maggior parte dei/lle migranti-vittime, sono sprovvisti/e di documenti di identità, di risorse finanziarie, di punti di riferimento e non conoscono la lingua. Sono quindi estremamente vulnerabili, dipendono totalmente dai loro aguzzini e sono sottoposti/e ad ogni tipo di violenza e abuso; (…) temono ritorsioni nei riguardi dei loro familiari rimasti in patria (Mancini, 2006).
La mancanza di documenti impedisce di essere per così dire “tracciabili” in un territorio; senza un documento è come se non esisti, e in più sei impossibilitato ad accedere a qualsiasi tipo di servizio, dall’assistenza sanitaria, ad un corso di lingua italiana e così via…
Non sempre l’Italia, poi, è il paese di arrivo del percorso migratorio, per cui molte delle persone che incontriamo in strada transitano velocemente in Italia dirette verso altre mete; in altri casi i tempi di permanenza nel nostro territorio o nella nostra città sono brevi, come si evince dai racconti delle persone in strada, si parla di qualche mese; vengono costrette spesso a cambiare città o Paese. Questi spostamenti le rendono invisibili e inermi, le mettono in condizioni di precarietà e fragilità, condizioni che saldano il legame con i loro sfruttatori; per cui per quest’ultimi mantenere e reiterare tale stato di cose consiste nella loro sopravvivenza e nella sopravvivenza di tutta la struttura criminale e per le vittime risulta impossibile o estremamente difficile liberarsi dallo sfruttamento. A tale scopo spesso vengono spostate nei circuiti indoor, in appartamenti privati o in locali pubblici.
La collocazione al chiuso riduce le possibilità di intervento da parte delle associazioni, o di tutte quelle realtà che potrebbero mediare l’accesso ai servizi e offrire opportunità di aiuto.
Per tale motivo le ordinanze anti-prostituzione, vanno, in base anche alla nostra esperienza di lavoro, solo a spostare il fenomeno della prostituzione da un circuito out-door a uno indoor, favorendo l’invisibilità dei soggetti vittime, favorendo il sommerso, e vanno a ridurre le possibilità di contatto, di lettura seppure sommaria del fenomeno, di instaurazione di qualsiasi tipo di relazione e quindi di produzione di qualsiasi forma di autonomia (che sia pure l’uscire da sole dal luogo in cui si abita per recarsi dal dottore), in sostanza vanno a compromettere l’affermazione di soggetti, attraverso una qualsiasi “prova” della loro esistenza e possibilità di accesso e godimento di diritti in quanto esseri umani; le possibilità di intervento; l’emersione di vissuti, di forme di vita e pratiche di sfruttamento; e l’analisi di un fenomeno complesso e difficile da decifrare, che può essere fatta attraverso la raccolta di dati e di storie.
Bibliografia:
“I piccoli schiavi invisibili. Dossier tratta 2013”, a cura di Save the Children Italia Onlus, agosto 2013.
Finalmente posso parlare di calcio, dopo argomenti di stringente attualità ma che suscitavano in me scarso interesse, ora finalmente un articolo che coniuga entrambe le cose: i mondiali di calcio.
Inizio il tutto raccontando una storia, ovviamente vera ma per correttezza senza nomi, riguardante il rapporto tra calcio e movimenti.
Era un freddo pomeriggio di gennaio e avevamo un’assemblea con i migranti per organizzare la manifestazione del 1° Marzo 2010, lo sciopero dei migranti. Avendo scelto un giorno non proprio felice, una domenica in quanto gli altri giorni non era stato possibile vedersi, i partecipanti decidono di prendersela molto comoda e l’assemblea inizia con più di un’ora di ritardo. Appena ci sediamo ecco che due signori egiziani con molta educazione chiedono scusa e se ne vanno a causa di non precisati impegni. Lì per lì non notiamo niente di strano e ci salutiamo e, visto anche il ritardo con il quale l’assemblea è iniziata, non pensiamo ad una scusa o ad altro.
Dopo la grande manifestazione, quasi mille persone e interamente migranti, un vero successo per Perugia, siamo tutti felici e dato che ormai ci conoscevamo da un po’ di tempo decidiamo di fare alcune domande su quella fuga all’assemblea, poiché nel frattempo avevamo un’idea circa i misteriosi impegni. Domandiamo quindi: “Vi ricordate l’assemblea di domenica 31 quando siete andati via prima che iniziasse?” Rispondono: “si” e noi, da veri inquisitori, aggiungiamo: “Siete andati a vedere la finale di Coppa d’Africa vero?”. “Certo” fu la risposta senza tentennamenti e il tutto, infine, si sciolse in una grandissima risata collettiva.
Questo racconto è necessario per far capire la differenza che esiste tra lo sport inteso come “gioco” e sport come “grande evento”, la stessa differenza tra uno sport bene comune e moltitudinario e il capitalismo finanziario che si basa sulla rendita e sui grandi eventi, con i costi a carico della collettività e i guadagni che fruttano nelle tasche dei soliti noti.
Non è una posizione di comodo dire no alla FIFA, ma vogliamo vedere i mondiali, penso che saremo tutti contenti se le lotte in Brasile aumentassero e raggiungesseo il loro obiettivo, e se allo stesso momento vedessimo in tv del buon calcio. Tra l’altro in Italia come in Europa ultimamente molte sono quelle realtà che partendo dallo sport stanno facendo politica creando: polisportive, palestre popolari e anche squadre di calcio antirazziste.
Finalmente ci stiamo riappropriando anche dello sport e come direbbe il mitico Bruno Pizzul “Tutto molto bello”.
Il Presidente
Sai…
Cos’è il Diaframma?
È un metodo contraccettivo a barriera. Si presenta come una semisfera di gomma soffice e flessibile con un anello a forma di “O” ad una estremità. Il diaframma va riempito con un liquido spermicida, ossia una sostanza che uccide o inibisce gli spermatozoi, prima di essere inserito in vagina. In questo modo si crea una barriera davanti all’apertura dell’utero che impedisce il passaggio degli spermatozoi e quindi impedisce gravidanze indesiderate.
Questo metodo contraccettivo è in disuso a causa della sua alta percentuale di fallimento. Si attesta un fallimento del 20%.
Tra i metodi contraccettivi è sicuramente il meno sicuro.
Come si usa il Diaframma?
Prima di tutto devi fare una visita ginecologica per verificare la conformazione della tua vagina e quindi individuare quale diaframma, quale misura, sia giusta per te. In tale occasione la ginecologa o l’ostetrica ti spiegherà come usarlo, come inserirlo correttamente e come conservarlo.
Quando deve essere inserito?
Il diaframma si deve inserire completamente nell’utero, aiutandoti con le dite lo devi spingere fino al collo dell’utero.
Prima di inserirlo va riempito dello spermicida che fungerà da barriera per il passaggio degli spermatozoi.
Ricorda di inserire il diaframma qualche ora prima del rapporto sessuale.
Quando va estratto?
Dopo il rapporto deve restare inserito almeno per 6-8 ore, per permettere allo spermicida di fare effetto.
Dopodiché puoi estrarlo, lavarlo con acqua e sapone, asciugarlo e riporlo nella sua custodia. Conservalo in un luogo fresco e asciutto.
Ricorda di non lasciare il diaframma inserito per più di 24 ore!
Il diaframma può avere una durata variabile, generalmente tra i 6 mesi e i 2 anni.
Vantaggi
Il diaframma:
– non provoca nessuna delle controindicazioni tipiche dei contraccettivi a rilascio ormonale,
– può essere utilizzato dalla donna a suo piacimento senza rispettare scadenze e rischiare dimenticanze,
– viene utilizzato solamente al momento del rapporto.
Svantaggi
Il diaframma:
– non assicura un’elevata garanzia di riuscita,
– può creare irritazioni vaginali a causa della sostanza spermicida,
– è sconsigliato alle donne sensibili alle infezioni batteriche (cistite, candida, ecc…).
ATTENZIONE: Come gli altri metodi contraccettivi il Diaframma NON ti protegge dalle MST (Malattie sessualmente trasmesse), quindi ricorda di usare SEMPRE il preservativo!