Per raccontarvi quella che è stata la serata stoner Cosmic Octave-TERRA di venerdì 24 ottobre, la prima scena che mi viene in mente è : il Dio (orso) dei fonici che si presenta con una cassetta di “brugni” (di prugne) ed esordisce con <<Dimme che n’avete scablato l’impianto>>.
<< Stà senza pensier!>> e un sorriso a trentasei denti si stampa sulla faccia del Gatto manco gli avessimo promesso birra gratis per tutta la serata (le soddisfazioni).
La serata, organizzata da Highway 318, ha in scaletta due gruppi: gli Hogzilla (stoner duro e puro da Martinsicuro ) e i Naga (blackened doom trio da Napoli). Fatto il sound-check e mangiata la famigerata pasta al pesto del Mattatoio è tutto pronto per far venire giù i vetri alle finestre, ma non prima di riuscire ad incastrare gli ospiti nello studio de Lautoradio per strappagli due interviste.
Aprono gli abruzzesi, per la prima volta in queste “inquietanti lande umbre”. La sala si riempe e dagli ampli inizia un susseguirsi martellante di sonorità distorte e bassi (questi non toccano le note medio-alte manco se gli spari” [cit. il batterista]), Il cantante rischia le coronarie ma il tutto assume la forma che deve, un sound autodefinito in pieno stile Biancombra (si scherza), “roba pesa” insomma.
Dopo il saluto al conterraneo “Mimì maschio alfa da Roccamontepiano” è il momento dei Naga. I napoletani, anche loro per la prima volta a Perugia, seguono sonorità che vanno dal black metal al doom passando per lo sludge. Nel pogo generale si avvistano rotule, teste e poltrone volare da un lato all’altro della sala, ma tranquilli…nessun ferito.
Serata riuscita insomma!
Chiudo con un saluto e un ringraziamento agli Hogzilla, ai Naga ma soprattutto a Highway 318.
PS:Se il report vi è sembrato poco esaustivo, bhè…allora non vi resta altro che venire a vedere di persona cosa accade da queste parti.
PPS: di seguito la galleria foto e le interviste ai gruppi
Alcuni giorni fa stavo guardando la televisione e dato che non c’era proprio niente di decente da vedere cedo e dico a me stesso “ok vediamo questo”, Il fatto terrificante è che era un film di Moccia, si si proprio un film diretto da lui e tratto ovviamente da un suo libro. Vi devo dire la verità mi è proprio piaciuto!!!!! Ovviamente è uno scherzo, non sono riuscito a vederlo nemmeno per cinque minuti, c’erano attori scadenti, la trama era ridicola e aveva un concetto dell’amore ancora più ridicolo.
Passati altri dieci minuti però è sorto di me un grande moto di orgoglio in quanto mi sono reso conto che con il passare degli anni alcune cose non cambiano e ero contento di non aver ceduto al mondo dei vari Moccia, Renzi e altri. Certo il test non era dei più difficili mi sono detto, subito dopo però sono successe altre cose che mi han fatto dire sempre “no! Non ci sto”.
Ci sono state le manifestazioni di Lega e Forza Nuova e mi sono detto “no! Non mi arrendo”, non mi arrendo ai razzisti e a chi vuole imporre politiche xenofobe e securitarie, ci sono state le sentinelle in piedi, a anche qui ho detto con forza no a chi vuole imporre omofobia e una visione clericale della società.
La cosa più bella però, e che mi ha dato forza per continuare, è stata vedere migliaia di persone scendere in piazza e lottare per i miei stessi ideali, vedere che non sono l’unico che non si è arreso. Vedere persone che nonostante tutto lottano per i propri ideali rivendicando diritti per sé e per gli altri.
Non so come andrà il futuro, se quello di Renzi sarà un ventennio o un decennio e gli effetti che avrà sull’Italia, per quel che riguarda Moccia nemmeno ma quel che ha già fatto può bastare, ciò che mi da fiducia per il futuro è avere persone accanto a me, che vivono con me e che lottano con me.
In una parola Compagni.
Il Presidente
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La costruzione dei Mondiali ’14 in Brasile è un’occasione per vedere le conseguenze che un “grande evento”, in questo caso sportivo, ha sulla comunità del Paese che lo ospita. Un’analisi chiara di queste dinamiche la troviamo all’interno del libro “Ladri di Sport. Dalla competizione alla resistenza” di Grozny e Valeri. Il libro è stato presentato lo scorso sabato al csoa ex Mattatoio, attraverso un incontro con uno degli autori, Ivan Grozny. Il colloquio è stato ricco di domande, chiarimenti e spunti di riflessione riguardo il rapporto fra sport-business, esperienze di sport dal basso e il rapporto fra questi temi e la vita della comunità che li ospita, in Brasile e, più in generale, nel mondo.
L’incontro è stato accompagnato dalle immagini del documentario “Fora da Copa“. Un viaggio fra le favelas e i quartieri di Rio per comprendere, anche in maniera visiva, il contesto in cui hanno agito e agiscono i cosiddetti “ladri di sport dall’alto“. Essi sono indicati come la causa per cui un grande evento, come i mondiali, influenza la vita del Paese che lo ospita, non solo nel breve periodo del suo svolgimento, ma anche, ci ricorda Grozny, in quel lungo lasso di tempo che inizia con al messa in moto dell’organizzazione e della distribuzione degli appalti e che si conclude solo quando il Paese ospitante riesce a recuperare le spese affrontate (per i mondiali di Italia ’90 i contribuenti stanno ancora pagando; e tanti auguri per expo ’15 a Milano!).
Ad opporsi a queste logiche, spiega Grozny, troviamo invece quei numerosi esempi di quelli che potremmo definire “ladri di sport dal basso“. Si tratta delle varie polisportive o palestre popolari e tutte le esperienze che riescono a valorizzare la pratica sportiva come forma di aggregazione sociale. In questo gruppo possiamo trovare le varie esperienze che promuovono dal basso l’antirazzismo, l’antisessismo, ecc… o, ancora, attività rivolte ad esempio, ai disabili e ad ogni categoria che tenda ad essere emarginata nella società.
Grozny ci fa inoltre notare come il ladro di sport, in fin dei conti, sia chiunque lo pratichi per pura passione. Questo perché molte delle principali discipline sportive, in contesti borghesi altolocati, accessibili solo ad una certa élite. Il fatto che tali sport non siano oggi esclusivi è già di per sé un “furto” che possiamo felicemente rivendicare e che possiamo usare contro i ladri di sport dall’alto.[/vc_column_text][vc_gallery type=”flexslider_fade” interval=”3″ images=”1177,1185,1176,1175,1174,1173,1172,1171,1170,1169″ onclick=”link_no” custom_links_target=”_self” img_size=”450×300″][/vc_column][/vc_row]
Viviamo nell’epoca della comunicazione, dove la trasmissione di informazioni è diventata così importante da essere diventata un pilastro della nuova economia capitalista, ma siamo in grado di ascoltare cosa ci viene detto? Non mi riferisco solo al mero atto di ascoltare, ma alla capacità di comprendere ciò che ci viene detto, le sue implicazioni, le sue potenzialità. Mi rendo conto che non sono capacità alla portata di tutti, oggi, inoltre, ci si distrae molto facilmente tra telefoni, pubblicità e chi più ne ha più ne metta, ma mi permetto di dare alcuni consigli.
Il contesto: Fate sempre attenzione alla situazione in cui vi trovate. Se siete immersi in una chiacchierata tra amici e iniziate a sparare cazzate, non aspettatevi ragionamenti sui massimi sistemi, ma state attenti perché tra mille cazzate potreste invece trovare delle soluzioni geniali. Ad esempio poco tempo fa parlavo con amici e compagni e sono venute fuori due frasi semplici ma molto signigìficative per portare avanti le nostre lotte e sono “porci contro”, che essendo bellissima in se non ha bisogno di spiegazioni, e “twittiamo sui muri”, che richiama la necessità di essere presenti tanto nel web quanto nella città.
Le persone: Spesso e volentieri ci facciamo condizionare da chi abbiamo davanti, ascoltiamo in maniera interessata, superficiale oppure non lo facciamo per niente a seconda del nostro interlocutore, invece dovremmo essere sempre attenti poi alla fine giudicheremo se il tutto era interessante o meno, insomma la gente ci può ancora stupire. Esempio? Sei anni fa al lavoro con i bambini delle elementari parlavamo di Babbo Natale, ad un certo punto mi si avvicina un bambino e mi dice “Maestro, ma Babbo Natale non esiste, come Gesù” io dopo una fase di iniziale stupore riuscì a dire solo un misero “Hai ragione ma non dirglielo”.
In altre parole: Ultimo consiglio e ovviamente il livello di difficoltà aumenta, dobbiamo cercare sempre di capire se ciò che ci viene detto è ciò che pensiamo noi ma con parole differenti. Spesso capita che stessi concetti vengano espressi con parole differenti, ma noi ottusi non attiviamo i neuroni se non sentiamo alcune paroline magiche! Per esempio nella manifestazione a Terni di venerdì scorso i fischi ai sindacati lo sapete cosa dicevano anche?
“Que se vayan todos!” Capito!!!
Scusate ma era necessario.
Il Presidente