Autore: Lautoradio

5 Marzo 2015

Migranti

E’ un dato di fatto: la gente parla di cose che spesso non conosce. Fin qui niente di male, succede a tutti prima o poi di formulare ipotesi su un qualcosa che si conosce poco, vuoi per non essere escluso dalla discussione, vuoi perché le poche nozioni che si hanno sono reputate sufficienti per partecipare alla stessa.

Il problema nasce quando questo metodo lo si utilizza sempre e si seguono ragionamenti fatti argomentati con i “sentito dire”, i “si dice” e “sono sempre loro”, invece di andare a controllare come sono andate realmente le cose, invece di informarsi.

Come si intuisce dal titolo e dal preambolo sto parlando dei discorsi che riguardano i migranti e del razzismo che oramai si è insinuato nella nostra società a forza di frasi fatte come: “ci rubano il lavoro”, “più immigrati più delinquenza” e “aiutiamoli a casa loro”. All’inizio queste frasi venivano pronunciate solo da alcuni gruppetti fascisti, ora invece a causa di politici senza scrupoli, che ricorrono all’odio e alla paura del diverso solo per avere più voti, sentiamo queste frasi sempre più spesso e, sempre più spesso, la gente finisce per crederci. Aiutati dai media, sempre alla ricerca di vuoti titoli ad effetto, questi slogan si sono fatti strada nella nostra società fino ad essere considerati delle verità assolute, ma così non è.

Io non voglio cedere a tutto questo, anzi voglio ribadire con forza la mia contrarietà ed esprimerla a voce alta. Spesso nel mio lavoro ho a che fare con migranti e la situazione è totalmente diversa. Anche quando ricevono qualcosa che spetta loro di diritto chiedono scusa, hanno un rispetto delle cose e delle persone che noi ci sogniamo, potrei dire quasi eccessivo. Questo per quel che riguarda solo il mio ambito di lavoro, durante gli anni di militanza troppi sfoghi ho sentito come “siamo i primi ad essere licenziati”, per non parlare delle falsità riguardanti le liste per case popolari, dove a fronte dell’80% di domande da parte dei migranti si ha il 20% di assegnazioni, e asili nido, dove la carenza di posti è da imputare agli scarsi investimenti nei servizi per la prima infanzia.

Spero che la mia non sia una voce isolata, e insieme ad altre centinaia o migliaia diventi un grido che non si potrà ignorare e che dirà no al razzismo!

Il Presidente

27 Febbraio 2015

Tutti alla guerra!!!

Eh si sembra essere questo il leit-motiv degli ultimi giorni, andiamo in guerra, o almeno portiamo in città un po di militari che qualcosa da fare gliela troviamo di sicuro, senza però i carri armati che rovinerebbero il nostro bel corso.
Tutti pronti a fare guerre, anzi a dichiararle perché poi alla domanda chi ci va? Sono sempre pronti a mandare gli altri, i poveracci, ma per stavolta sembra essersi tutto bloccato, anche perché le ultime volte non è che sia andata proprio bene. Da quello che sembra di capire tutti parlano ma pochi sanno di cosa parlano, diconi si guerra all’Isis ma poi al come e quando tutti restano a bocca aperta, del resto loro lo fanno per il petrolio mica per altro!!!
Per quel che riguarda Perugia invece ci vorrebbero i militari per portare la dovuta tranquillità e meritata pace dopo anni di degrado fatto di droga, furti, scippi e rapine. Ma come? Dopo nemmeno 8 mesi la nuova amministrazione già alza la bandiera bianca di resa? Sembrava andasse tutto bene invece no c’è bisogno dei militari perché la gente non è sicura dicono, mah! Resta il fatto che secondo l’Onu l’Italia è la terza nazione per numero di poliziotti ogni 100.000 abitanti, 465 dietro solo a Russia e Turchia non proprio degli esempi di democrazia, fonte 2013. Questo solo per dire a cosa servono queste sparate? Ad avere più voti? Non so se ve ne siete accorti ma ci siete voi al governo e dovete governare non sparare cazzate.

Il presidente

Ps cercavo canzoni contro la guerra, ho trovato questa che conoscevo già:

e questa che non conosco ma spero sia carina:

26 Febbraio 2015

Perugia – Blitz NO EXPO alla Sala dei Notari

Oggi ci troviamo nuovamente a dover opporci ad un convegno organizzato dall’Università degli Studi di Perugia che sponsorizza e promuove il dannoso modello expo. In tante e tanti abbiamo ribadito per l’ennesima volta che EXPO 2015 sarà solo debito,cemento e precarietà.

Di fronte ad una platea composta per lo più da studenti (la maggior parte dei quali presenti solo per ottenere crediti formativi) abbiamo scelto di non essere una voce di confronto con expo, ma di contrapporci ad esso in maniera conflittuale, performativa e comunicativa. Non possiamo che contrastare la subdola strumentalizzazione dell’università che sacrifica lezioni e monopolizza crediti per pubblicizzare l’evento milanese. E non possiamo tollerale il meccanismo messo in moto dall’expo, che legittima lo sfruttamento e la precarizzazione del lavoro sotto le false spoglie dell’investimento e della visibilità e che sostiene politiche e modelli alimentari utili solo alle multinazionali. Al loro modello fatto di competizione sfrenata e di individualismo violento, rispondiamo con la forza della condivisione solidale, con la messa in circolazione orizzontale dei nostri saperi.


All’esterno della sala, l’azione è proseguita con una serie di interventi, volantinaggio e l’utilizzo della bio-narrazioni, che hanno coinvolto e avvicinato numerosi passanti, segno che a sostenere expo sono solo quei pochi che ne traggono vantaggio.

L’iniziativa si è conclusa con il solito tentativo di provocazione da parte delle forze dell’ordine, intervenute a seguito di una segnalazione partita dall’interno della sala, che ha comportato l’identificazione di una compagna.

Contestualmente al rifiuto del modello expo, rilanciamo la giornata del #18M a Francoforte, in vista dell’inaugurazione della nuova sede della BCE, contro le politiche dell’austerità e della Troika e consapevoli della forte connessione e reciprocità dei due eventi in questione.

19 Febbraio 2015

Un dubbio amletico

Amleto da sempre rappresenta il dubbio: per i suoi detrattori un dubbio amletico infatti rappresenta l’emblema di chi non sa agire difronte ad una scelta, per i suoi sostenitori invece la sua incapacità di agire rispecchia l’importanza di avere dei dubbi, di dubitare sempre, anche di se stessi e di quel che si sta facendo. Anche io a vari livelli sto vivendo una situazione simile, sia a livello politico che a livello sportivo, per cui cercherò di essere molto chiaro e per farlo inizierò parlando di sport e, più precisamento, di uno sport che amo moltissimo: il ciclismo.
Il dubbio che si è insinuato dentro di me riguarda il doping. Non riguarda però il fatto se un ciclista sia o meno dopato, questo lo sapremo solo se viene scoperto all’antidoping, ma di come rapportarsi con un atleta che ritorna dopo una squalifica. Il mio primo istinto è quello di mandarlo gentilmente a quel paese e di non farsi più vedere, dato che ha tradito la fiducia mia e quella di milioni di tifosi. Dopo poco però si fa strada l’animo più progressista e conciliatore che dice di concedere a lui una seconda possibilità: tutti possono sbagliare figuriamoci nel ciclismo dove il doping è sotto gli occhi di tutti.
Ecco, io a questo punto non so che fare, come dovrei agire?
Lo stesso vale in questo momento per quanto riguarda la fase politica: deprimersi e abbandonare tutto, visto quello che si vede in giro? In Italia si continua a osannare Renzi senza che questi abbia fatto niente e, dove ha agito lo ha fatto peggiorando la situazione. In Europa tutto quello che c’è di nuovo riguarda la guerra in Ucraina o la nascita di movimenti di estrema destra. In Medio Oriente poi assistiamo alla continua espansione dell’Isis.
Ad uno sguardo più attento alcuni segnali incoraggianti ci sono: in Italia sono sempre vivi i centri sociali e stanno nascendo, anche grazie ad altre realtà, delle reti di Welfare mutualistici, veri e propri soggetti comuni, pubblico non statale. In Europa si stanno affermando partiti che a partire dai movimenti reali hanno in mente di stravolgere l’attuale concezione liberista dell’ economia europea. Per finire c’è chi in medio oriente sta combattendo l’Isis e sta anche vincendo, come l’esperienza della Rojava.
Io non so se essere preoccupato o speranzoso, però so da che parte stare, e li mi troverete. Spero che saremo in tanti.

Il presidente

P.S. Si ho saltato una settimana lo so, ma non era per mancanza di idee, ne avevo troppe e non sapevo cosa scrivere! E’ la verità.

13 Febbraio 2015

CAICOCCI TERRA SOCIALE | ATTENTI ALLA REGIONE, CAICOCCI NON SI VENDE!

caicocciGli ultimi anni non sono stati propriamente anni di lotte, di grandi movimenti di protesta di piazza e di dissenso diffuso e generalizzato. Gli ultimi autunni non possiamo definirli propriamente “caldi”.

Tuttavia questo non vuol dire che non siano nate e si siano sviluppate esperienze di lotta, resistenza e conflitto.

Una di queste è quella di Caicocci Terra Sociale.

Oggi davanti al tribunale eravamo numerose e numerosi per continuare a sostenere la causa di Caicocci e per ribadire alla Regione che Caicocci non si vende!!!

La storia di Caicocci inizia molto tempo fa: situata sui bellissimi colli del Comune di Umbertide c’è questa tenuta, che rientra nei beni demaniali. La Regione Umbria da subito ne ha fatto un uso privatistico, prima spendendo fondi pubblici per la ristrutturazione e la valorizzazione del posto, soprattutto dei casali e degli impianti sportivi, poi dandola in uso a privati che si sono appropriati di un bene di tutti per il guadagno di pochi (loro e la Regione).

L’area è vastissima e comprende 190 ettari con 17 fabbricati già ristrutturati, stalle, campi da tennis, da calcio, piscine. Dal 2010 questo territorio è nell’abbandono più totale, saccheggiato, privato delle sue potenzialità. Ad esempio le terre coltivabili vivono in uno stato di abbandono anche più lungo, ettari ed ettari di bene comune lasciati all’abbandono, sommersi da rovi e materiale di scarico.

Il comitato ha iniziato la lotta per la riqualificazione e la restituzione di questo bene alla collettività, sottraendolo al degrado e all’abbandono, ridandogli vita, ripulendolo e coltivandolo. È iniziato un lungo lavoro progettuale per sottrarre all’abbandono un bene dalle potenzialità inestimabili.

Come se non bastasse, la Regione Umbria decide di mettere in vendita Caicocci; mettere in vendita, ricordiamo, un bene demaniale, che era già stato sottratto precedentemente per usi privatistici. Ancora speculazione.

È per questo che nel corso del 2014, Caicocci Terra Sociale inizia una “custodia sociale” della tenuta contro “la privatizzazione della terra pubblica e la svendita dei beni comuni, per denunciare l’incuria e il vandalismo dei beni pubblici, per l’utilizzo sociale della terra”.

La Regione Umbria risponde con la denuncia di tre, tra ragazzi e ragazze, che hanno preso parte all’occupazione di Caicocci, con accuse grottesche che vanno dal danneggiamento alla appropriazione indebita a fini speculativi, all’occupazione violenta e clandestina, chiedendo addirittura un risarcimento danni. Da che pulpito ci verrebbe da dire!!! Forse hanno sbagliato destinatar@.

 

Ma la battaglia del comitato non si è fermata: continua l’occupazione e gli/le occupanti sono sempre più numerosi/e, continuano le attività di rimessa a posto degli stabili, ormai abbandonati e preda di saccheggi; procede la riqualificazione delle terre. Gli appuntamenti settimanali a Caicocci sono molteplici: assemblee, laboratori, corsi di cesteria,ecc.., tutte attività appartenenti a macro aree come l’agricoltura sostenibile, l’ecologia, il rilancio dell’artigianato, energie sostenibili, l’autoproduzione e l’autosostentamento.
Si riparte quindi dalle potenzialità del posto con la partecipazione attiva di tutti e tutte, mettendo in comune idee, conoscenze, progetti.

Esperienze di costruzione del comune come questa vanno messe a valore, sostenute e fatte conoscere, ed è per questo che rilanciamo gli appuntamenti del Comitato con 3 giornate di lavori collettivi il 13, 14 e 15 a Caicocci.

ATTENTI ALLA REGIONE, CAICOCCI NON SI VENDE!

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