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4 Febbraio 2015

LA CITTA’ CHE VOGLIAMO – Parte I

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città

La città che vogliamo è un percorso nato per rispondere collettivamente all’attacco da parte dell’amministrazione comunale verso il centro sociale, percorso aperto, anzi un vero e proprio laboratorio che, partendo da noi e dal territorio, disegni attraverso i nostri desideri la mappa della città che vogliamo. Con questo spirito raccontiamo il primo passo del laboratorio che si è svolto lunedì 2 febbraio al csoa ex Mattatoio, invitando tutti a partecipare già dal prossimo incontro che si svolgerà lunedì 9 febbraio alle ore 21.30 sempre al csoa ex Mattatoio, all’interno di un percorso sempre aperto a tutti/e.

L’apertura del laboratorio ha messo in luce le motivazioni di questo incontro ovvero parlare di progettualità all’interno del centro sociale e nella città, ponendo interrogativi su problemi, desideri e possibilità, da mettere in campo in maniera partecipata e condivisa.

I primi interventi hanno messo in evidenza la necessità di spazi di aggregazione in grado di creare socialità, che abbiano cioè una programmazione che li renda vissuti, e non meramente spazi fisici, contenitori vuoti dove la socialità è inevitabilmente mercificata.

Dopo una serie di interventi si è posta la contraddizione tra: un percorso che riguardi più specificamente la città, rivolto a tutte e tutti, da fare in spazi aperti (es. piazze) accessibili a tutti anche fisicamente, e un discorso di spazi di aggregazione, cioè realizzare dei progetti in un luogo fisico definito. La poca chiarezza iniziale rispetto al tema del laboratorio è stata volutamente ricercata, una forma di provocazione per cercare di stimolare una discussione che si orientasse da sé su determinati temi, partendo dalle reali esigenze e dai reali bisogni e problematicità che insieme abbiamo cercato di sviscerare. Non a caso il titolo del laboratorio “La Città che vogliamo” evoca molte strade percorribili.

La riflessione si è spontaneamente indirizzata verso un modello di aggregazione non legato ad uno spazio fisico ma una vera e propria modalità di ripensare la socialità, mettendo in campo nuove pratiche che rendano reale l’aggregazione stessa. Da qui è stato automatico far ripartire il ragionamento dal centro sociale e dalle persone che lo hanno attraversato, pensando ad esso non come ad uno spazio fisico ma come ad un contenitore di esperienze e possibilità diverse che nel corso dei 15 anni di attività sono nate e che ancora possono essere messe in campo.

Si è così iniziato a centrare in maniera più mirata cosa sia quella socialità e quella aggregazione di cui si parlava all’inizio. Molti sono stati gli interventi fatti da chi non solo attraversa il centro sociale, ma vi organizza periodicamente delle iniziative, soprattutto musicali. La musica è stata centrale non soltanto come momento di aggregazione e socialità, ma anche come parte di una cultura più vasta e di una scelta politica che abbraccia la vita intera. E’ stata, quindi, messa a valore la possibilità di avere uno spazio dove promuovere pratiche di condivisione e autoproduzione a livello musicale e non solo.

La riflessione si è poi spostata sulla necessità di non dare per scontato l’esistenza di spazi sociali. Da qui lo sforzo collettivo di promuovere un educazione sentimentale, produrre narrazioni, e creare immaginari e linguaggi che siano in grado di comunicare le varie attività svolte all’interno del centro sociale, l’idea che sta dietro a tutto questo e la sua portata sociale, politica e culturale, nonché sottolineare il vuoto che si creerebbe senza.

Il tutto si è concluso con la constatazione che bisogna ripartire dai desideri e dai bisogni, tenendo conto delle diversità, delle propensioni e aprendo continuamente a nuove progettualità che siano in grado di mettere in connessione le varie soggettività.

Tutta questa riflessione si può tradurre nella necessità di rompere l’isolamento che caratterizza il presente andando a valorizzare e a fare incontrare fisicamente le persone creando quindi una connessione con tutte quelle esperienze di lotta, di resistenza e di rifiuto delle logiche economiche attuali. Quindi riproporre e portare all’esterno il modello di aggregazione che vogliamo nella città per cercare di creare ulteriori connessioni e sinergie.

L’obiettivo è quello di pensare a come tradurre nella pratiche queste riflessioni e con questo spirito che ci rivediamo lunedì 9 al centro sociale alle ore 21.30.

1 Febbraio 2015

DUE FUMETTI QUALUNQUE: “SANDMAN OVERTURE” & “COSTANTINE”

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#9 – La locanda alla fine dei mondi

29 Gennaio 2015

Sevilla o della gioventù

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Lettera straordinaria con le ordinarie avventure del Presidente e del suo assistente.

In estate abbiamo partecipato ad un bando dal titolo “I giovani muovono l’Europa”. Dopo averlo vinto e aver ricevuto rassicurazioni che a trentacinque anni si è ancora giovani io e il mio fido assistente, niente nomi noi non abbiamo il culto della personalità, siamo partiti alla volta di Siviglia per presentare il progetto “Lautoradio”.

Questo è il resoconto della due giorni spagnola.

Iniziamo col dire che a questo bando hanno partecipato, oltre che dall’Italia, giovani del Portogallo e della Spagna e che la composizione era molto eterogenea, si andava da gruppi informale ad artisti fino ad arrivare a soggetti più istituzionali come l’università. La differente composizione era, curiosamente, anche una divisione geografica: i gruppi informali e di artisti provenivano dal Portogallo, gli spagnoli erano rappresentati da università e istituti di cooperazione. Per l’Italia erano presenti, oltre a noi, Cittadinanzattiva, il Forum delle associazioni giovanili e l’Udu/Reds.

Non mi soffermerò sul presentare realtà per realtà perché anche qui c’era una curiosa polarizzazione nazionale, quindi andrò avanti così, ma bando alle ciance iniziamo.

Portogallo: quello che subito mi ha colpito è stato il fatto di non presentare un progetto in particolare ma delle proteste di piazza nel loro paese e del fatto che pure se appartenenti a gruppi diversi avevano parole d’ordine chiare, condivise e radicali. Lotta alla precarietà, alla Troika, all’austerità e connessione con le altre lotte come quella dei migranti o sulle questione di genere sono state le parole più usate per raccontare quei giorni di grande mobilitazioni. Ultima questione, e come dicono gli statunitensi non per importanza, l’incontro fisico, una militanza reale fatta di manifestazioni di piazza e partecipazione ad assemblee. “Internet è solo un mezzo”, dicono, “uno strumento utile se utilizzato nella maniera adeguata”.

Spagna: qui la caratteristica era che i progetti realizzati erano presentati da Università, quindi da realtà con grande disponibilità per quel che riguarda soldi, mezzi e competenze, ma la cosa che mi ha stupito in positivo di questi progetti è stata il loro essere critico. Mi spiego meglio: i vari progetti non promuovevano solo la partecipazione dei giovani e la critica dell’esistente in maniera vaga e indefinita, ma avevano proprio al centro la lotta contro la precarietà e la ricerca di nuovi modelli di governo con più democrazia e partecipazione, insomma anni luce dall’Italia.

Italia: il filo conduttore delle esperienze italiane è stato quello del raccontarsi, non si presentavano progetti specifici, tranne in parte quello del forum delle associazioni giovanili, ma venivano raccontate le attività di routine svolte. Rispetto agli altri si notava la mancanza di una dimensione progettuale e di lotta connesse entrambe alla mancanza di un movimento realmente attivo in Italia contro precarietà ed austerità.

Bene detto tutto non manca niente o no? Vi state domandando cosa abbiamo detto noi? Bhe se dobbiamo ancora dirvi cos’è Lautoradio siamo messi male! Comunque noi sul chi siamo abbiamo risposto: siamo movimento cazzo!!!

Il Presidente

27 Gennaio 2015

LA CITTA’ CHE VOGLIAMO – VOLUME II

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idee laboratorio

Messa così potrebbe sembrare il titolo della seconda stagione di una nuova fighissima serie tv. Ma purtroppo così non è. In ogni caso facciamo un breve resoconto delle puntate precedenti.

Ci eravamo lascit* con la decisione della attuale amministrazione della città di mettere in vendita i locali che ospitano il centro sociale Ex Mattatoio da ben 15 anni!

Ci eravamo lasciat* con lo slogan #GiùleManiDalMattatoio, ma soprattutto #LaCittàCheVogliamo.

Dopo una partecipatissima assemblea che ha visto l’incontro di moltissime persone è stato automatico il legame tra lo sgombero del CSOA Ex Mattatoio e quella che è la situazione attuale della città.

Sgomberare il centro sociale non vuol dire solo privare di quattro mura pochi e poche, ma vuol dire privare l’intera città di uno spazio non fisico, ma uno spazio che è incontro, confronto, partecipazione, collaborazione. Un’occasione dove far convergere idee e poter realizzare progetti dalle potenzialità immense.

La progettazione partecipata è stata la peculiarità delle molteplici attività che sono state realizzate nel corso dei 15 anni del centro sociale. Ed è proprio dalla progettazione partecipata che vogliamo rilanciare, aprendo un laboratorio di discussione sulla città.

In un momento come questo, in cui la crisi ha portato a un imbarbarimento dei rapporti sociali ed è riuscita a porre le persone le une contro le altre in un’ottica individualista, distogliendo l’attenzione da quelle che sono le forme di sfruttamento e di violenza che sono messe in atto dai recenti meccanismi economici, siano essi nazionali che europei, l’unica modalità possibile riteniamo essere la partecipazione, lo stare insieme, l’incontrarsi faccia a faccia, riappropriandoci dei nostri territori, dei nostri diritti, delle nostre vite in maniera collettiva.

Per questo lanciamo un percorso aperto a tutti e tutti che avrà come prima tappa lunedì 2 Febbraio 2015 alle ore 21.30 al Csoa Ex Mattatoio.

 

#LaCittàCheVogliamo!

#ComeSarebbeSenza!

 

18 Dicembre 2014

Perugia nuova gestione

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Eh si dopo sei mesi possiamo pure fare un bel bilancio di questa nuova giunta no? E allora partiamo subito con delle considerazioni generali. Prima di tutto non sembra che ci stiamo riferendo al governo di una città ma alla gestione di un locale o di una impresa commerciale, i problemi? Colpa della precedente gestione! Le difficoltà incontrate? Colpa di Darth Vader e del lato oscuro! E cosi via, dare la colpa di tutto alla passata amministrazione, che ne ha per carità ma questo è un altro paio di maniche, è diventata la scusa buona per tutto.
Visto che l’importante non sono i risultati raggiunti ma la buona immagine da mantenere nonostante tutto, ecco che si discute su sensi unici, mercatini di natale e piste di pattinaggio sul ghiaccio, ma sui veri problemi della città non si sente niente. Niente sulla mobilità collettiva funzionante e per tutti e tutte, niente sulla vivibilità della città con luoghi e spazi realmente fruibili e aperti, niente di niente. Sono in buona compagnia però, in quanto a chiacchiere non è che il giovane vecchio Matteo ‘enzi se la cavi meglio. Vuoi vedere che è colpa del capitalismo contemporaneo?
Poi in cosa consistono tutti i mirabolanti rimedi per riportare la gente in centro? Mercati e mercatini o comunque luoghi dove spendere, alla faccia dei cittadini qui ci vogliano consumatori! Ma io non ci sto, io voglio vivere la mia città non voglio comprarla e non voglio spenderci dei soldi per poi vedere che viene affittata al miglior offerente o alla peggio gente.
Giorni fa un compagno parlando della Napoli della fine degli anni ’80 diceva “sono andato via perché la sera se giravo in centro sentivo solo l’eco dei miei passi, ora però il centro è diventato un divertificio” ecco se questo è il futuro per Perugia io proprio non ci sto e visto ciò che ha fatto la “nuova giunta civica” gli atti n’en belli.

Il presidente

PS A un certo punto apri un cassonetto della monnezza e dentro che trovi? Un manifesto di forza nuova, allora penso ce la possiamo fare!!!

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