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26 Febbraio 2015

Perugia – Blitz NO EXPO alla Sala dei Notari

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Oggi ci troviamo nuovamente a dover opporci ad un convegno organizzato dall’Università degli Studi di Perugia che sponsorizza e promuove il dannoso modello expo. In tante e tanti abbiamo ribadito per l’ennesima volta che EXPO 2015 sarà solo debito,cemento e precarietà.

Di fronte ad una platea composta per lo più da studenti (la maggior parte dei quali presenti solo per ottenere crediti formativi) abbiamo scelto di non essere una voce di confronto con expo, ma di contrapporci ad esso in maniera conflittuale, performativa e comunicativa. Non possiamo che contrastare la subdola strumentalizzazione dell’università che sacrifica lezioni e monopolizza crediti per pubblicizzare l’evento milanese. E non possiamo tollerale il meccanismo messo in moto dall’expo, che legittima lo sfruttamento e la precarizzazione del lavoro sotto le false spoglie dell’investimento e della visibilità e che sostiene politiche e modelli alimentari utili solo alle multinazionali. Al loro modello fatto di competizione sfrenata e di individualismo violento, rispondiamo con la forza della condivisione solidale, con la messa in circolazione orizzontale dei nostri saperi.


All’esterno della sala, l’azione è proseguita con una serie di interventi, volantinaggio e l’utilizzo della bio-narrazioni, che hanno coinvolto e avvicinato numerosi passanti, segno che a sostenere expo sono solo quei pochi che ne traggono vantaggio.

L’iniziativa si è conclusa con il solito tentativo di provocazione da parte delle forze dell’ordine, intervenute a seguito di una segnalazione partita dall’interno della sala, che ha comportato l’identificazione di una compagna.

Contestualmente al rifiuto del modello expo, rilanciamo la giornata del #18M a Francoforte, in vista dell’inaugurazione della nuova sede della BCE, contro le politiche dell’austerità e della Troika e consapevoli della forte connessione e reciprocità dei due eventi in questione.

19 Febbraio 2015

Un dubbio amletico

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Amleto da sempre rappresenta il dubbio: per i suoi detrattori un dubbio amletico infatti rappresenta l’emblema di chi non sa agire difronte ad una scelta, per i suoi sostenitori invece la sua incapacità di agire rispecchia l’importanza di avere dei dubbi, di dubitare sempre, anche di se stessi e di quel che si sta facendo. Anche io a vari livelli sto vivendo una situazione simile, sia a livello politico che a livello sportivo, per cui cercherò di essere molto chiaro e per farlo inizierò parlando di sport e, più precisamento, di uno sport che amo moltissimo: il ciclismo.
Il dubbio che si è insinuato dentro di me riguarda il doping. Non riguarda però il fatto se un ciclista sia o meno dopato, questo lo sapremo solo se viene scoperto all’antidoping, ma di come rapportarsi con un atleta che ritorna dopo una squalifica. Il mio primo istinto è quello di mandarlo gentilmente a quel paese e di non farsi più vedere, dato che ha tradito la fiducia mia e quella di milioni di tifosi. Dopo poco però si fa strada l’animo più progressista e conciliatore che dice di concedere a lui una seconda possibilità: tutti possono sbagliare figuriamoci nel ciclismo dove il doping è sotto gli occhi di tutti.
Ecco, io a questo punto non so che fare, come dovrei agire?
Lo stesso vale in questo momento per quanto riguarda la fase politica: deprimersi e abbandonare tutto, visto quello che si vede in giro? In Italia si continua a osannare Renzi senza che questi abbia fatto niente e, dove ha agito lo ha fatto peggiorando la situazione. In Europa tutto quello che c’è di nuovo riguarda la guerra in Ucraina o la nascita di movimenti di estrema destra. In Medio Oriente poi assistiamo alla continua espansione dell’Isis.
Ad uno sguardo più attento alcuni segnali incoraggianti ci sono: in Italia sono sempre vivi i centri sociali e stanno nascendo, anche grazie ad altre realtà, delle reti di Welfare mutualistici, veri e propri soggetti comuni, pubblico non statale. In Europa si stanno affermando partiti che a partire dai movimenti reali hanno in mente di stravolgere l’attuale concezione liberista dell’ economia europea. Per finire c’è chi in medio oriente sta combattendo l’Isis e sta anche vincendo, come l’esperienza della Rojava.
Io non so se essere preoccupato o speranzoso, però so da che parte stare, e li mi troverete. Spero che saremo in tanti.

Il presidente

P.S. Si ho saltato una settimana lo so, ma non era per mancanza di idee, ne avevo troppe e non sapevo cosa scrivere! E’ la verità.

13 Febbraio 2015

CAICOCCI TERRA SOCIALE | ATTENTI ALLA REGIONE, CAICOCCI NON SI VENDE!

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caicocciGli ultimi anni non sono stati propriamente anni di lotte, di grandi movimenti di protesta di piazza e di dissenso diffuso e generalizzato. Gli ultimi autunni non possiamo definirli propriamente “caldi”.

Tuttavia questo non vuol dire che non siano nate e si siano sviluppate esperienze di lotta, resistenza e conflitto.

Una di queste è quella di Caicocci Terra Sociale.

Oggi davanti al tribunale eravamo numerose e numerosi per continuare a sostenere la causa di Caicocci e per ribadire alla Regione che Caicocci non si vende!!!

La storia di Caicocci inizia molto tempo fa: situata sui bellissimi colli del Comune di Umbertide c’è questa tenuta, che rientra nei beni demaniali. La Regione Umbria da subito ne ha fatto un uso privatistico, prima spendendo fondi pubblici per la ristrutturazione e la valorizzazione del posto, soprattutto dei casali e degli impianti sportivi, poi dandola in uso a privati che si sono appropriati di un bene di tutti per il guadagno di pochi (loro e la Regione).

L’area è vastissima e comprende 190 ettari con 17 fabbricati già ristrutturati, stalle, campi da tennis, da calcio, piscine. Dal 2010 questo territorio è nell’abbandono più totale, saccheggiato, privato delle sue potenzialità. Ad esempio le terre coltivabili vivono in uno stato di abbandono anche più lungo, ettari ed ettari di bene comune lasciati all’abbandono, sommersi da rovi e materiale di scarico.

Il comitato ha iniziato la lotta per la riqualificazione e la restituzione di questo bene alla collettività, sottraendolo al degrado e all’abbandono, ridandogli vita, ripulendolo e coltivandolo. È iniziato un lungo lavoro progettuale per sottrarre all’abbandono un bene dalle potenzialità inestimabili.

Come se non bastasse, la Regione Umbria decide di mettere in vendita Caicocci; mettere in vendita, ricordiamo, un bene demaniale, che era già stato sottratto precedentemente per usi privatistici. Ancora speculazione.

È per questo che nel corso del 2014, Caicocci Terra Sociale inizia una “custodia sociale” della tenuta contro “la privatizzazione della terra pubblica e la svendita dei beni comuni, per denunciare l’incuria e il vandalismo dei beni pubblici, per l’utilizzo sociale della terra”.

La Regione Umbria risponde con la denuncia di tre, tra ragazzi e ragazze, che hanno preso parte all’occupazione di Caicocci, con accuse grottesche che vanno dal danneggiamento alla appropriazione indebita a fini speculativi, all’occupazione violenta e clandestina, chiedendo addirittura un risarcimento danni. Da che pulpito ci verrebbe da dire!!! Forse hanno sbagliato destinatar@.

 

Ma la battaglia del comitato non si è fermata: continua l’occupazione e gli/le occupanti sono sempre più numerosi/e, continuano le attività di rimessa a posto degli stabili, ormai abbandonati e preda di saccheggi; procede la riqualificazione delle terre. Gli appuntamenti settimanali a Caicocci sono molteplici: assemblee, laboratori, corsi di cesteria,ecc.., tutte attività appartenenti a macro aree come l’agricoltura sostenibile, l’ecologia, il rilancio dell’artigianato, energie sostenibili, l’autoproduzione e l’autosostentamento.
Si riparte quindi dalle potenzialità del posto con la partecipazione attiva di tutti e tutte, mettendo in comune idee, conoscenze, progetti.

Esperienze di costruzione del comune come questa vanno messe a valore, sostenute e fatte conoscere, ed è per questo che rilanciamo gli appuntamenti del Comitato con 3 giornate di lavori collettivi il 13, 14 e 15 a Caicocci.

ATTENTI ALLA REGIONE, CAICOCCI NON SI VENDE!

12 Febbraio 2015

LA CITTA’ CHE VOGLIAMO – Parte II

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cittàIl secondo appuntamento del laboratorio cittadino “La Città che vogliamo” si apre ripercorrendo quelli che sono stati i bisogni, le aspirazioni, le mancanze e i desideri emersi dal primo appuntamento. Il percorso volutamente vago del primo incontro aveva fatto emergere l’esigenza di ricreare spazi e luoghi di aggregazione a partire dai quali poter dar vita ad una vera alternativa politica, culturale e sociale rispetto all’imbarbarimento e alla mercificazione dei rapporti sociali. Questo ci ha portato a riflettere su due percorsi paralleli e immediatamente sovrapponibili: da una parte un percorso che riguardi più specificamente la città, rivolto a tutti e a tutte, e che sia in grado di riportare al centro delle pratiche e dei ragionamenti quella voglia di confrontarsi, stare a contatto fisicamente e ripensare la piazza come reale luogo di confronto e dibattito; dall’altro un discorso incentrato sugli spazi di aggregazione, cioè realizzare dei progetti in un luogo fisico e definito. La sfida, si diceva, sta proprio nel ricreare nuove modalità attraverso le quali ripensare la socialità stessa e nel tradurre in pratica quanto detto.

Molte sono state le proposte che sono emerse. Innanzitutto di fronte alle politiche speculative e di privatizzazione che colpiscono non solo il singolo spazio ma creano un vero e proprio sistema di mercificazione dei territori, l’obiettivo è quello di opporsi in maniera più comunicativa possibile, parlando alla città intera attraverso modalità irriverenti e che siano realmente capaci di trasmettere la centralità di tali discorsi.

Accanto a ciò è emersa la volontà di creare una “progettazione condivisa” del centro sociale: partendo dai percorsi già avviati all’interno dello spazio e dalla produzione culturale che in esso viene svolta, l’intento è quello di produrre in maniera partecipata un vero e proprio “modello” di spazio sociale con precise caratteristiche, requisiti ecc. che sia immediatamente alternativa sociale al grigiume della città.

Infine, collante dell’intera discussione, la questione della comunicazione che possiamo articolare su due livelli: il primo riguarda il subdolo attacco ricevuto dal centro sociale da parte della giunta Romizi; di fronte a ciò è di fondamentale importanza “far montare la protesta” attraverso sit-in, azioni di contestazione e momenti radicali di piazza; un secondo e più generale livello riguarda il mettere in gioco nuove forme di linguaggio e nuove narrazioni che favoriscano un maggiore contatto con la società; valorizzare perciò strumenti come il blog/radio “Lautoradio” e creare strumenti comunicativi da riprodurre anche nelle piazze sono passaggi fondamentali.

Lunedì 16 Febbraio al csoa Ex-Mattatoio, ore 21.30, svolgeremo il terzo step del laboratorio “La Città che vogliamo”, consapevoli che la complessità su cui si sta ragionando non si esaurisce in alcune ore di confronto. L’idea è quella di articolare il prossimo incontro in tavoli di lavoro in modo da essere il più operativi possibile. Sono emerse tre macro aree che verranno affrontate:

Progettazione condivisa e produzione culturale

– Iniziative e azioni

– Comunicazione e nuovi linguaggi

Per i prossimi appuntamenti pensiamo che la forma laboratoriale debba fisiologicamente convertirsi in azioni pratiche, eventi, iniziative da sviluppare in città, mettendo a frutto quello che emerso dai vari incontri, dalle varie analisi e dalle molte idee che abbiamo condiviso. Il prossimo passo è REALIZZARE la CITTA’ CHE VOGLIAMO!

5 Febbraio 2015

Cultura o morte!!!

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In questi tempi oscuri sto sempre più pensando al ruolo della cultura e dei suoi interpreti nella società e, facendo una rapida analisi, seguita da una altrettanto veloce comparazione, mi sono accorto che nei tempi addietro, strano a dirsi, la voce degli intellettuali si alzava critica verso la società e le storture presenti in essa. Libri, film, radio, canzoni e anche la neonata televisione, mettevano in luce le contraddizioni presenti nella società e le lotte che nascevano e si sviluppavano negli anni passati, e questo avveniva non solo in Italia, ma in tutta Europa.

A livello narrativo possiamo ricordare Victor Hugo con i suoi miserabili, Zolà e le sue descrizioni dei minatori e il suo famoso J’accuse, e per arrivare in Italia Calvino con i suoi sentieri e Nuto Revelli, che hanno raccontato la loro esperienza partigiana e l’importanza avuta nella formazione personale e della Repubblica, anche se presto dimenticata in questo caso.

Per quel che riguarda i film come dimenticare capolavori come “Le mani sulla città” oppure “La classe operaia va in paradiso” o registi come Mario Monicelli e attori come Gian Maria Volontè, solo per rimanere su nomi di punta del cinema italiano.

Per quanto riguarda l’aspetto musicale poi non c’è che l’imbarazzo della scelta, l’esplosione della contestazione ha corrisposto allo sviluppo di un nuovo canzoniere popolare, che ha visto la nascita di moltissimi cantautori, Guccini e De andrè per fare dei nomi, e di gruppi di caratura mondiale, PFM e Banco Del Mutuo Soccorso sempre per fare dei nomi.

Non c’è sempre stato questo vuoto culturale insomma. Certo anche oggi ci sono artisti o gruppi che riscuotono un successo enorme, ma sono casi isolati, poche voci fuori dal coro anche se di grandissima importanza.

Questa lunghissima premessa serve per spiegare un concetto che a me sta molto a cuore e che grazie agli artisti trova anche una traduzione in opere che ne rendano più facile la comprensione: chiudere spazi politici a livello fisico non significa fermare il loro agire.

Ecco se sono stato un po’ criptico e oscuro mi spiego meglio: prendete la situazione attuale del centro sociale e confrontatela con le opere qui di seguito.

In “Guerra e Pace” quando i militari si riuniscono per decidere come fermare la marcia di Napoleone su Mosca, il generale capo Kutuzov esclama “non perderemo Mosca senza combattere”. Tutti d’accordo, solo che il generale intendeva dire che se Mosca fosse finita nelle mani di Napoleone avrebbe scatenato le sue armate. Tra lo stupore dei vari generali, la battaglia si scatena quando l’imperatore francese è entrato in città, e il risultato è noto a tutti.

Nel film di Gillo Pontecorvo “La battaglia di Algeri” si parla della lotta per l’indipendenza dell’Algeria e della sua repressione brutale da parte dei paracadutisti francesi. ATTENZIONE SPOILER, quando i militari hanno ucciso l’ultimo rappresentante in città del Fronte di Liberazione Nazionale pensano di aver vinto, ma così non è. Dopo due anni la lotta riparte con vigore dalle montagne e dopo altri due anni l’Algeria è indipendente.

Per finire una frase del sommo Neruda “potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno la primavera”!

Il presidente

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