Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2008 a Perugia nevicava, ma in piazza IV novembre la voce di Aretha Franklin da una cassa con le ruote gridava “Freedom!” e la viva voce del neonato collettivo femminista Sommosse Perugia gridava “Riprendiamoci la notte!”. Quella fu la mia prima piazza femminista e questa è una selezione dalla colonna sonora di tutte le piazze dell’8 marzo attraversate negli ultimi 18 anni con l3 compagn3 femministe, lesbiche e transfemministe. Musica queer, pop, elettronica, punk, rap, folk, transfemminista, perra y loca. Ha accompagnato i miei passi nelle manifestazioni con l3 sorell3: dalle piazze di provincia ai cortei nazionali, dalle danze indecorose e i twerking, dai piccoli flash mob agli scioperi transnazionali, dando il ritmo al nostro stato di agitazione permanente.
Buon 8 marzo di lotta!
Iniziamo proprio con Think, che non ha bisogno di presentazioni. Nel 1968 scala le classifiche mondiali, diventa un inno femminista che ha risuonato nel movimento statunitense per i diritti civili e i diritti delle donne dalla fine degli anni ‘60 e marchia l’immaginario collettivo.
Boys Wanna be her è uno dei brani iconici dell’artista elettro-clash canadese (di adozione berlinese) Peaches: attivista queer femminista che lavora da sempre sulle tematiche dell’identità, dei ruoli di genere e della sessualità con un linguaggio incendiario, sia nei testi che nelle sue memorabili performance dal vivo. Qui la sentiamo anche con I don’t give a fuck, sufficientemente esplicita.
Tango della femminista è una ballata in romanesco che attraversa le piazze femministe italiane dal 1976. La troviamo nel volume 2 della raccolta Canti delle donne in lotta del Movimento Femminista Romano – che presta anche la copertina a questa puntata. La raccolta testimonia la rivendicazione del protagonismo delle donne nel quadro del movimento di contestazione degli anni ‘70 in Italia, anche dal punto di vista musicale, come riporta la nota del disco: “Nel novembre del 1972, noi del Movimento Femminista Romano non ci sentivamo noi stesse cantando canzoni di lotta scritte da uomini. I nostri problemi e le nostre conquiste non potevano esprimersi in ciò che è la tradizione maschile. Così cominciammo a cantare al “femminista” di famiglia, ruoli sessuali, coppia, omosessualità, prostituzione, aborto e lavoro”.
Di origine completamente diversa Malarazza: riscrittura degli anni ‘70 di un anonimo sonetto siciliano di protesta antinobiliare e anticlericale, che con la voce di Ginevra di Marco nei primi anni 2000 viene portata nei flash mob femministi contro la violenza patriarcale.
“Live fast, die young, bad girls do it well” dice l’ipnotico hip hop di Bad Girls. M.I.A., artista poliedrica nata da genitori srilankesi a Londra, dove è tornata da rifugiata a 11 anni, qui parla di empowerment femminile con lo sguardo rivolto alle donne arabe e, nel video che accompagna il brano, si espone in solidarietà al neonato movimento del diritto alla guida per le donne in Arabia Saudita.
Just a girl è il primo testo scritto da una giovane Gwen Stefani per un pop-punk che condensa ironicamente la rabbia delle ragazze occidentali negli anni ‘90 contro stereotipi e discriminazioni di genere. ” I’m just a girl in the world / That’s all that you’ll let me be / I’m just a girl, all pretty and petite / So don’t let me have any rights ”. Fa eco all’inno pop indiscusso degli anni ‘80 Girls just wanna have fun, che nasce dalla riscrittura da parte di una Cindy Lauper convinta femminista, di un testo che parlava di quanto è fortunato un uomo che si trova circondato da ragazze che vogliono divertirsi… e diventa una gioiosa rivendicazione della libertà femminile, che ci fa ballare tutt3 da oltre 40 anni.
Con Eure Mädchen la band grrrl punk berlinese Respect My Fist ci dice senza mezzi termini che la ragazza docile e sottomessa delle favole non esiste: “ not pretty just because we‘re slim / not decent cause we live monogamously / not guilty cause we wore short skirts / not upright, nice and accept everything / we want to be everything ”.
Con Bikini Kill e Bratmobile entriamo nel movimento riot grrrl negli anni ‘90 di cui ho già parlato qui. Su questa scia ascoltiamo anche TKO da uno dei progetti di Kathleen Anna di dance-punk femminista: Le tigre.
L’universo di donne e ragazze raccontato in questi brani insieme alle soggettività che hanno necessità di scrollarsi di dosso limiti e stereotipi imposti dalla società maschilista, è protagonista del brano/manifesto Bitches butches dykes and divas di Sookee, rapper queer femminista di Berlino, che dichiara “Wir haben ein Movement und ihr habt nur Muckis […] Hier stehen geballtes Wissen und Kraft bereit […] wir ändern die Regeln” (Noi abbiamo un movimento e voi avete solo muscoli / abbiamo insieme forza e consapevolezza e cambieremo le regole).
“ Girls like me / we’re not nice / so stay away boys / girls like me / don’t think twice / before we eat boys”: synth pop, voci distorte e elettronica un po’ scura nel brano dedicato alle streghe mangia-uomini del duo tedesco-statunitense dall’identità anonima Notic Nastic, distribuito da Shitkatapult.
RnB e elettropop si fondono sul beat marciante dell’iconico inno contemporaneo alla forza delle donne Who run the world (girls) della queen Beyoncé, che non poteva mancare.
Non poteva mancare nemmeno l’inno pop funk alla rivoluzione de La rappresentante di lista: un brano sanremese che abbiamo portato subito in strada nel 2022 e che non può essere più attuale: “ Questa è l’ora della fine / romperemo tutte le vetrine / tocca a noi, non lo senti, come un’onda arriverà / me lo sento esploderà, esploderà! “.
Imprescindibile colonna sonora di tutte le piazze transfemministe contemporanee dalla nascita del movimento Ni una menos nel 2015 in Argentina, le produzioni dell3 compag3 latin3 e ispanofon3, che hanno saputo dare voce e ritmo, con il linguaggio del rap di strada, alle istanze del primo movimento intersezionale di portata mondiale: una marea femminista e transfemminista, anticolonialista, antispecista, antirazzista e anticapitalista che ha travolto il pianeta terra. Qui ne ascoltiamo alcuni veri e propri manifesti.
“ Saquen sus rosarios de nuestros ovarios / Saquen su doctrina de nuestra vagina / Ni amo, ni estado, ni partido, ni marido “ è l’intro di Mi Cuerpo es Mío, manifesto sulla libertà e autodeterminazione dei corpi di Krudxs Cubensi: hip-hop cubano dagli anni ‘90, politico, black, vegano e queer.
“Nadie se suicida en una comisaría / Donde no hay poder hay vida” comincia così A.C.A.B. brano crudo contro la violenza della polizia e le politiche securitarie delle argentine Sara Hebe, rapper e attivista femminista dalla produzione fortemente politica che fonde hip hop, cumbia e raggae, e Sasha Sathya, mc e produttrice, attivista trans* di origine araba di stanza in Messico, che si colloca più sul versante reggaeton (neoperreo).
“Somos brujas de la luna y de la noche eterna / El género no lo dicta lo que tengo entre las piernas / Necesitamos todo el entusiasmo, mujeres fuertes tomando el barrio / Somos herederas de Lisístrata y de la Safo / Perras callejeras caminando solas por la noche / Lobas acechando al machote que nos acose ” (siamo le streghe della luna e della notte eterna / il genere non è quello che ti trovi tra tra le gambe / abbiamo bisogno di tutto l’entusiasmo delle donne forti che conquistano il quartiere / siamo eredi di Lisistrata e Saffo / cagne che camminano sole nella notte / lupe che aggrediscono il machetto che ci infastidisce): è un passaggio di Mujeres del gruppo catalano Tribade, hip hop dai contenuti fortemente sociali e politici, femministi e lgbt+. Chiude la parentesi latina l’omaggio della poetessa anarchica femminista, rapper e sociologa guatemalteca Rebeca Lane al movimento omonimo Ni una menos: un rap che non fa sconti nella descrizione della realtà quotidiana della violenza patriarcale e che celebra la lotta femminista. “ En nombre mío y en el de todas mis bisabuelas / Cuéntanos bien en las calles somos miles / Desde México hasta Chile y en el planeta entero / En pie de lucha porque vivas nos queremos / No tenemos miedo no queremos a ni una menos ” (nel nome mio e di tutte le mie bisnonne / contaci bene in strada, siamo migliaia / dal Messico al Cile e su tutto il pianeta / in lotta perché ci vogliamo vive / non abbiamo paura e diciamo non una di meno).
Non potevo che chiudere questa selezione con il recente pezzo di Fuksia, progetto italo-brasiliano transfemminista e queer di attitudine punk con sonorità techno e psichedeliche, L8 SEMPRE sullo sciopero transfemminista che negli ultimi 10 anni ha portato alla mobilitazione centinaia di piazze in tutto il mondo.
Infine, l’abbraccio di due brani corali della cultura pop mondiale con Patti Smith e italiana con Loredana Bertè.
Escursioni musicali – suoni al margine a cura di Bartok
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