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A breve ripartirร il Doposcuola Popolare di Quartiere!
Abbiamo raggiunto il 4ยฐ anno di questa bellissima esperienza di lotta.
Come ogni anno ci sarร il rinnovamento di una parte dei ragazzi e delle ragazze che beneficiano del servizio. Salutiamo, invece, quelli e quelle dello scorso anno che hanno iniziato le scuole superiori, facendo loro un grande in bocca al lupo per questo nuovo percorso di vita, sperando di rivederli presto. Anche la comunitร delle attiviste e degli attivisti si sta rinnovando e rafforzando, per accogliere e prendersi cura, al meglio, di tutte e tutti.
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Quest’anno riprendiamo le attivitร con almeno un mese di ritardo a causa della trattativa avuta fino alla scorsa settimana con il Comune di Perugia, nello specifico con l’Assessora alle politiche sociali, pari opportunitร , diritto all’abitare, contrasto alle discriminazioni e lotta alle disuguaglianze, promozione di politiche a sostegno delle vittime della violenza di genere, nuove cittadinanze, Costanza Spera. Questa trattativa รจ stata aperta nellโambito della complessiva vertenza di quartiere che stiamo conducendo insieme all’Assemblea Popolare di Via del Lavoro (V.d.L.); tavolo di trattativa che purtroppo – al momento – non ha portato ai risultati sperati (sul versante del doposcuola) per cui ci sembra doveroso condividerne gli elementi essenziali oltre che una nostra riflessione a riguardo.
Dall’inizio di questโanno ci siamo attivati nel quartiere con delle assemblee popolari per discutere dei problemi che vivono gli abitanti della zona, dello stato di abbandono, di servizi e spazi di aggregazione che mancano e per organizzarci al fine di rivendicare le istanze elaborate dal basso nei confronti delle istituzioni preposte.
Da marzo รจ iniziata una vera e propria trattativa tra gli abitanti del quartiere e i diversi assessorati competenti del Comune di Perugia.
LโAssessora Spera รจ stata molto disponibile al confronto, avvenuto in vari incontri durante i quali abbiamo esposto la necessitร per i/le ragazzi/e del quartiere di un servizio educativo extrascolastico e uno spazio sicuro dove poter fare i compiti e creare relazioni di valore.
Riteniamo giusto che il Comune si prenda carico dei ragazzi e delle ragazze dei quartieri popolari e periferici, intervenendo con maggiori risorse e con una maggiore strutturazione dei servizi educativi.
La dispersione scolastica e lโabbandono educativo sono due questioni che lo Stato e gli enti territoriali devono affrontare.
Abbiamo, quindi, richiesto allโAssessora di intervenire e sanare questa situazione, rivendicando un servizio pubblico di doposcuola nel quartiere che migliorasse la qualitร del servizio offerto fino ad ora e allargasse il bacino degli studenti e delle studentesse accolti/e.
Nei vari incontri l’Assessora, pur ascoltando le istanze degli abitanti, ha evidenziato i limiti economici e organizzativi che affronta la macchina Comunale per poter intervenire in maniera capillare nel territorio.
Ad oggi il servizio di doposcuola non viene riconosciuto come un servizio di primaria necessitร , lo dimostra la tendenza del Comune ad esternalizzare il servizio al mondo del โterzo settoreโ con interventi che tamponano il problema per un periodo di tempo limitato, senza risolverlo alla radice. Ne sono un esempio i GET (Gruppi Educativi Territoriali), ovvero dei servizi di doposcuola che l’amministrazione comunale eroga tramite le cooperative.
Durante l’ultimo incontro tenutosi in Comune abbiamo avuto modo di confrontarci anche con i rappresentanti della cooperativa ASAD (a cui sono stati appaltati i GET) per comprendere meglio come si svolgesse il loro servizio.
La proposta che ci รจ stata fatta da parte loro รจ stata quella di fornire un numero massimo di 2 educatori/trici per unโattivitร di supervisione compiti, destinata ad un gruppo di circa 15/20 studenti/esse della scuola secondaria di 1ยฐ grado.
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Abbiamo ritenuto insufficiente la proposta per un motivo essenziale: il numero di educatori ed educatrici proposti non consente di garantire un servizio educativo accettabile dal punto di vista qualitativo, soprattutto perchรจ molti ragazzi/e che aiutiamo presentano Bisogni Educativi Speciali (BES).
La stessa Cooperativa, ci ha โconfessatoโ che nei GET, oltre ai/lle due educatori/trici preposti/e, si deve avvalere del supporto di volontari/e, a conferma del fatto che non sarebbe questa la modalitร giusta per superare e migliorare un servizio che giร portiamo avanti in forma volontaristica e con rapporti numerici ben maggiori tra volontari/e e ragazzi/e.
Non consideriamo, tuttavia, la trattativa come totalmente fallimentare: aver dato voce ai ragazzi ed alle ragazze del nostro territorio รจ un fatto importante.
Inoltre, gli incontri ci hanno consentito di avere maggiore contezza delle proposte e dei progetti messi in campo dalle Istituzioni locali.
Abbiamo comunque deciso di valutare unโaltra possibilitร : quella di utilizzare i 2 educatori/trici che ci sono stati proposti, per dar vita ad unโattivitร di supervisione didattica destinata agli studenti/esse delle scuole superiori, dotati quantomeno di una capacitร di scelta nel partecipare o meno al doposcuola e di autonomia maggiore rispetto a quelli delle scuole medie.
Lโidea di creare unโaula studio nasce proprio dalla richiesta che ci รจ stata fatta da molte ragazze/i del quartiere, i quali hanno manifestato la necessitร di uno spazio sicuro dove poter studiare ed incontrarsi nel pomeriggio.
La trattativa con il Comune sta proseguendo sotto questo aspetto e si allarga ad โAterโ, in quanto proprietaria di un immobile abbandonato da anni, che assieme agli/lle abitanti รจ stato individuato come possibile spazio aggregativo attorno al quale ricostruire la rete di relazioni del quartiere.
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Sappiamo che in questo momento storico le risorse per il welfare pubblico sono sempre minori, a causa di scelte politiche (sostenute anche dallo stesso centro sinistra) come ad esempio la legge sul pareggio di bilancio, i tagli al welfare ed infine lโassurda corsa al riarmo europeo, nuovamente a discapito della spesa sociale.
Di fronte a questo scenario, le Istituzioni locali hanno responsabilitร politiche dirette, delle quali sono chiamate a rendere conto.
A tal proposito, ad esempio, in occasione dell’otto marzo di quest’anno, avevamo ribadito pubblicamente quanto fosse poco opportuna la partecipazione della nostra sindaca Vittoria Ferdinandi alla piazza lanciata da “Repubblica”, svoltasi il 15 marzo a Roma, dove sotto la retorica dei valori europei e dellโeuropeismo, se ne sventolava la bandiera legittimando le sconsiderate dichiarazioni della presidente delle commissione europea Von der Leyen, rispetto alla necessitร di incrementare ulteriormente le spese militari dei paesi membri e della necessitร di un esercito europeo piรน forte e piรน armato.
La Sindaca partecipรฒ e rivendicรฒ la propria presenza a quella piazza, nonostante una parte importante della cittadinanza avesse espresso il proprio dissenso.
Tutto questo non per sindacare o giudicare lโagenda politica della prima cittadina della nostra cittร ma per evidenziare che, anche rispetto a tematiche che vengono discusse in contesti piรน ampi, come quello nazionale ed internazionale, le amministrazioni comunali possono e devono farsi portavoce delle istanze dei propri cittadini.
Il mandato per cui รจ stata eletta questa Giunta non รจ sicuramente quello di sostenere direttamente o indirettamente una tendenza allโeconomia di guerra (che imperversa in Europa e nel mondo), ma piuttosto quello di rivendicare le necessitร dei nostri territori: adeguate risorse per la spesa sociale, per l’istruzione, per la manutenzione del territorio, per la coesione sociale, per la sanitร , per lโedilizia popolare.
Di fronte a tutte queste problematiche, siamo stanchi e stanche di sentirci rispondere che “sarebbe tanto bello ma non ci sono i soldi”; vogliamo invece un Comune che, dopo essere stato eletto promettendo di ascoltare le istanze delle persone, ne diventi esso stesso portavoce negli organi regionali e di Stato competenti, laddove le risorse che possiede a disposizione non sono adeguate.
Rispetto invece a come vengono spese le – limitate – risorse a disposizione, ci teniamo a ribadire alcune cose molto semplici:
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Vogliamo che venga invertita la tendenza ad esternalizzare i servizi a Cooperative che cercano di erogare piรน servizi possibili al di sopra delle proprie forze e a discapito della qualitร . Cooperative che molto spesso, per sottostare alle logiche degli appalti, sottopongono i propri dipendenti a delle condizioni lavorative precarie.
Vogliamo educatori ed educatrici assunti direttamente dal Comune, che vengano messi nelle condizioni di erogare servizi di qualitร e che diano la garanzia della continuitร , fuori dalle scadenze di bandi e appalti.
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Le numerose spiacevoli notizie che si susseguono quotidianamente nella nostra cittร di episodi di violenza e degrado – soprattutto tra i piรน giovani – dimostrano la necessitร di lavorare con urgenza nel cercare di risanare un tessuto sociale sempre piรน ammalato e sfibrato.
La dispersione scolastica, la scarsa qualitร della vita e dei servizi (soprattutto nelle periferie della cittร ) e la precarietร lavorativa ed esistenziale che caratterizza la vita dei piรน giovani, va affrontata con una programmazione di politiche sociali seria e strutturale. Non si puรฒ pensare di avvalersi della disponibilitร dei cittadini/e volontari/e per sostenere progetti educativi extrascolastici, come non si puรฒ pensare che attraverso le cosiddette “settimane della custodia” si possano riqualificare i quartieri di periferia.
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Come Collettivo politico il nostro lavoro in quartiere รจ sempre stato quello di ascoltare i bisogni delle persone e farci portavoce delle rivendicazioni politiche che emergono da questo dialogo.
Quando si lavora con i problemi concreti della gente diventa funzionale intraprendere un confronto dialettico con le istituzioni e fare pressione affinchรฉ queste si attivino per rispondere a tali istanze.
Spesso, prima ancora di attivare dei percorsi di vertenza cittadina come quello che stiamo portando avanti con lโAssemblea Popolare, ci siamo messi/e a disposizione per offrire un aiuto concreto, con l’entusiasmo e lo spirito di solidarietร e di comunitร che caratterizza la nostra azione politica diretta.
Dalla compilazione delle domande dei bonus per pagare le bollette durante la pandemia, alle consegna delle cassette solidali, le pulizie dei parchi abbandonati, le assemblee popolari, l’inchiesta di quartiere, lo stesso doposcuola popolare, non sono opere buone che facciamo con spirito di compassione o caritร cristiana; sono azioni politiche necessarie di fronte ad un tessuto sociale cosรฌ sfaldato come quello delle nostre periferie.
Gli unici mezzi che abbiamo a disposizione sono la lotta e l’autorganizzazione.
Ripartirร il Doposcuola Popolare, cosรฌ come continueranno le assemblee di quartiere, fino a che tutte le criticitร del territorio emerse dall’inchiesta non troveranno una soluzione adeguata, continuando ad avere un approccio di lotta che unisce i problemi locali a quelli nazionali ed internazionali.
Ripartiremo con la consapevolezza di quanto sia necessario continuare a tessere relazioni di valore allโinterno della nostra comunitร , poichรฉ uniti-e ed organizzati-e possiamo conquistare condizioni di vita migliori.
Invitiamo le realtร associative, collettivi e comitati cittadini che condividono la nostra analisi, a mettersi in contatto con noi ed iniziare cosรฌ a fare rete, per una reale e concreta attivazione dal basso, fatta di rivendicazioni, partecipazione attiva e scambio di pratiche, idee ed azioni concrete di solidarietร , con la convinzione che la riqualifica dei territori debba necessariamente passare per una riqualifica sociale fatta di reti di socialitร e solidarietร , spazi di aggregazione e lโindispensabile ricostruzione di senso di comunitร e di appartenenza.
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